L. Licinio Lucullo Inviato 25 Gennaio, 2013 Condividi #1 Inviato 25 Gennaio, 2013 (modificato) STATERE RPC I 1701A; BMC Thrace 208, 1; BMCRR II 474, 48 RPC I 1701B (al dritto, senza monogramma) Materiale: oro. Diametro: 18-22 mm. Peso: 8,3-8,55 g (dati tratti da cataloghi d'asta) Modificato 30 Gennaio, 2013 da L. Licinio Lucullo Link al commento Condividi su altri siti Più opzioni...
L. Licinio Lucullo Inviato 25 Gennaio, 2013 Autore Condividi #2 Inviato 25 Gennaio, 2013 (modificato) DRACMA RPC I 1701; BMC Thrace 208,2 Materiale: argento. Diametro: 19 mm. Peso: 3,8-4,41 g (dati tratti da cataloghi d'asta) Modificato 25 Gennaio, 2013 da L. Licinio Lucullo Link al commento Condividi su altri siti Più opzioni...
L. Licinio Lucullo Inviato 25 Gennaio, 2013 Autore Condividi #3 Inviato 25 Gennaio, 2013 (modificato) Le emissioni di questa serie copiano due denari repubblicani: al D/ RRC 433/1 e al R/ RRC 398/1.La scuola di Mommsen, sciogliendone il monogramma in BR(VTVS) o L BR vi ha identificato le monete che, secondo Appiano, Bruto fece coniare con l'oro e l'argento portatogli dalla moglie di un dinasta trace. Bahrfeldt ha invece sostenuto una connessione con il re geta Co(ti)son, che secondo Svetonio organizzò un matrimonio tra suo figlio e Giulia, figlia di Ottaviano (esacerbando l’attrito con Antonio, al cui figlio Giulia era stata promessa). Barcley Head (Historia Nummorum) ha risolto il monogramma in OΛB(IA), colonia milesia (nell'attuale Ucraina) la cui zecca usava il tipo dell’aquila con corona d’alloro, ma Ken Friedman (The curious Koson stater) ha fatto notare che l’iconografia dell’aquila di Olbia è diversa. Cr. si è limitato ad affermare che lo statere "appariscente e inutile, fu probabilmente coniato nella zona della moderna in Transilvania verso la seconda metà del primo secolo". Octavian Iliescu ha supportato l’interpretazione di Bahrfeldt osservando che i ritrovamenti sono avvenuti più in Transilvania che in Tracia, che il peso medio si avvicina maggiormente a quello degli stateri di Mitridate che degli aurei romani post cesariani (8,1 g), che fra i Geti era diffusa una monetazione imitativa dei tipi repubblicani, che l'iconografia non rientra fra i simboli adottati da Bruto nel 43-42 (Libertà, Apollo, tripode e lira apollinei, strumenti del pontificato e dell’augurato, trofeo di guerra, Nettuno), che non ricorre né all'aquila né agli antenati della gens Iunia. Il monogramma è stato sciolto anche in BA (ΣIΛEYΣ), attestato per il re trace Rhoemetalces I (12 a.C. - 12 d.C.).In passato lo statere era giudicato raro, ma a seguito di un presunto grande ritrovamento in Romania divenne non comune Modificato 23 Maggio, 2015 da L. Licinio Lucullo Link al commento Condividi su altri siti Più opzioni...
L. Licinio Lucullo Inviato 25 Gennaio, 2013 Autore Condividi #4 Inviato 25 Gennaio, 2013 (modificato) Recenti ricerche metallurgiche con metodo XRF, micro-PIXE e micro-SR-XRF, eseguite presso l’Istituto Nazionale di Ingegneria Fisica e Nucleare di Bucarest (Bogdan Constantinescu e altri, Archaeometallurgical characterization of ancient gold artifacts from romanian museums using xrf, micro-pixe and micro-sr-xrf methods, in “Proceedings Of The Romanian Academy”, numero 1/2012), l’Istituto per la Ricerca sulla Radiazione di Sincrotrone di Karlsruhe (Germania) ed i Laboratori Nazionali di Legnaro, dimostrerebbero non solo che tutti gli aurei sono antichi, ma anche che gli esemplari senza monogramma hanno una composizione dell'oro tipica delle produzioni della Dacia (sarebbe infatti identica a quella dei braccialetti prodotti a Sarmizegetusa), laddove invece l'oro delle monete con il monogramma sarebbe tipico delle produzioni romane repubblicane (oltre a denunciare un tipo di preparazione del metallo ignoto in Dacia). Su questa base, e tenuto conto del fatto che le monete con monogramma appaiono di fattura migliore, si potrebbe ritenere che le monete con il monogramma siano le emissioni originali, forse quindi emesse da Bruto (come già il Mommsen propose) per pagare le truppe daciche, mentre le monete senza monogramma costituirebbero imitazioni successive delle terre d’origine delle truppe. Si pone tuttavia il problema della legenda; potrebbe risultare una traslitterazione in Greco della sigla COS (consul) con suffisso genitivo plurale, ma Bruto era proconsole Modificato 23 Maggio, 2015 da L. Licinio Lucullo Link al commento Condividi su altri siti Più opzioni...
L. Licinio Lucullo Inviato 23 Maggio, 2015 Autore Condividi #5 Inviato 23 Maggio, 2015 Discussioni su questa serie:http://www.lamoneta.it/topic/6967-aureo-della-tracia-koson/http://www.lamoneta.it/topic/100006-una-questione-interessante/http://www.lamoneta.it/topic/6967-aureo-della-tracia-koson/http://www.lamoneta.it/topic/70164-ori-antichi-della-romania/http://www.lamoneta.it/topic/16352-statere-koson-della-tracia/ http://www.lamoneta.it/topic/131456-novit%C3%A0-sullaureo-koson/ Link al commento Condividi su altri siti Più opzioni...
ARES III Inviato 23 Maggio, 2015 Condividi #6 Inviato 23 Maggio, 2015 Scusa ma @L. Licinio Lucullo ma per i denari in argento io non ne ho trovati molti nelle vecchie-antiche collezioni. Per es. nel Dessewffy non c'è. Potresti indicarmi qualche collezione storica nella quale compare questo pezzo. Grazie. E' proprio questo il problema: sono comparse solo nelle aste recentemente...quindi fanno parte di ritrovamenti recentissimi (?) o sono il frutto di qualche artigiano moderno? Link al commento Condividi su altri siti Più opzioni...
Risposte migliori