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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 03/07/15 in tutte le aree
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Il 20 lire elmetto è una moneta che più di altre "patina", forse a causa del basso titolo dell'argento (0.600). Se la patina non c'è è verosimile sia stata lavata, con un "innocente" bagnetto (l'ambiente anaerobio sulla terra praticamente non esiste). Inutile aprire una discussione sull'argomento: le idee sono divise quasi equamente tra i favorevoli e i non. A mio modesto avviso una passatina non è poi così male, anche se in genere preferisco delle patine "al di sopra di ogni sospetto": anche quelle sono infatti spesso artefatte e, nel caso specifico, non mi sentirei di garantire l'originalità di quella di Cavaliere (per lo meno non mi sento di dire che la moneta non sia mai stata lavata nella sua lunga esistenza). Tra le due monete non so quale sia la migliore: le foto proposte non permettono un adeguato confronto. Belle monete tutte e due. Quella di Cavaliere (se non si tratta di illusione ottica) non è FDC assoluto: presenta dei vistosi graffietti sul naso e sotto l'occhio del re, e il bordo dell'elmetto (la parte più sporgente della moneta) non sembra perfetto (così come la sua superficie). Tuttavia, ripeto, si tratta di un'impressione basata sulla foto, ma se così fosse, il prezzo sarebbe eccessivo (molto, molto difficile trovare un elmetto in FDC assoluto: in quel caso la vendita potrebbe avvenire secondo le quotazioni del Montenegro). P.S. Il bagnetto acido non deve essere necessariamente denunciato dal venditore: se l'acquirente ha esperienza se ne accorge. Non dimentichiamo che il "re" dei decimalisti, il compianto Angelo, lavava quasi immancabilmente le sue monete sostenendo che gli permetteva di svelare difetti occulti ... :rolleyes:5 punti
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______________ 1887 Sarawak Raja Charles Brooke (1829-1917) 1 Cent. - Rame4 punti
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La moneta di ospitare qui era un 1887 25-centavos dal Costa Rica: Ci erano originalmente due varietà di 1887 25-centavo, con questo essere catalogati da Krause come KM127.2 ("9 Ds G W"). Come potete vedere, questo 1887 25-centavo è stato rivalutato come una parte della riforma monetaria di Costa Rica 1923-4 da counterstamping e con la nuova data del 1923, e il nuovo valore (e nuova unità!) di 50-centimos. Alcuni 1.866.000 del vecchio ¼-peso e 25 centavo monete (datate 1850-1893) sono state trasformate in pezzi di 50-centimos 1923 come questo. :) v. ----------------------------------------------------------------- The host coin here was an 1887 25-centavos from Costa Rica: There were originally two varieties of the 1887 25-centavo, with this being cataloged by Krause as KM127.2 (“9 Ds G W”). As you can see, this 1887 25-centavo was revalued as a part of Costa Rica’s 1923-4 coinage reform by counterstamping it with the new date of 1923, and the new value (and new unit!) of 50-centimos. Some 1,866,000 of the old ¼-peso and 25-centavo coins (dated 1850-1893) were converted into 1923 50-centimos pieces like this one. :) v.4 punti
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La cavalcata del campione olimpico arriva alla sua ultime tappe. Dopo aver percorso gran parte dell'Europa orientale, assumendo forme le più differenti, arriva a lambire le nostre regioni. Nel Norico, tra Carinzia, Stiria, Slovenia e Friuli, i Taurisci proporranno alcune tetradracme in cui la rielaborazione formale del dritto e del rovescio é estremamente originale. Tra questi il tipo Gjurgjevac Accanto alle tetradracme nel Norico comincia ad apparire una pletora di frazioni di peso infimo, alcune apparentate con la monetazione di Rodhas, in Spagna (attraverso il tramite delle serie "à la croix" galliche ed elvetiche), altre derivanti dai tipi di Filippo (o di Peonia), col cavallo al rovescio. Le une e le altre sono quasi sempre caratterizzate dalla totale abrasione del tipo del dritto. Le frazioni (Kleinsilber) con dritto abraso e cavallo al rovescio tendono a confondersi nel mare magnum di emissioni con le stesse caratteristiche dell'area compresa tra la Baviera, la Repubblica Ceca e la Slovenia. Di seguito qualche esempio attribuito ai Boii (Tipo Rosendorf, vari sottotipi) emesso nell'attuale territorio della Repubblica Ceca: ed un altro piccolino emesso dai Vindelici, in Baviera (Tipo Manching) di appena 0,38 g. (il nostro cavallo all'origine pesava sui 14 g. ...) Sempre da Manching (per inciso, una delle culle della cultura celtica in Europa) prende il nome un tipo di Büschelquinare. Anche in questo caso scelgo qualche esemplare per rendere l'idea dei tipi, stante la tecnica approssimativa con cui i pezzi venivano prodotti. Ma questi sono già quinari. La cavalcata finisce qui. In un prossimo post, accogliendo l'invito di @@acraf, riportero' un po' di bibliografia, per chi fosse interessato.4 punti
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Taglio: 2 Euro CC Nazione: Germania Anno: 2015 D Tiratura: ??? Condizioni: BB Città: Trieste Note: News ?4 punti
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Per amore di discussione: No, non è possibile con certezza definire una patina come coeva. Alcuni punti sono già stati giustamente osservati sopra. Tuttavia è possibile stabilire che alcune patine sono recenti, o comunque "accelerate". Chi ama utilizzare il motore di ricerca del forum cerchi le discussioni passate sulle patine "d'uovo"! Si può ottenere una patina iridescente in tempi brevissimi, ma spesso residuano tracce non patinate delle goccioline di umidità, tondeggianti, che svelano il meccanismo. Vi sono anche patine "gialle" o "nere" che indicano la loro origine. Comunque non si può che parlare di patine naturali e indotte: queste ultime possono essere anche molto ricercate, per esempio dagli americani che sembra pragmaticamente non considerino come sono state ottenute! Guardare, per credere, alcune aste statunitensi con realizzi "particolari" e monete diffusamente iridescenti, ma del tutto innaturali. Se chiedete a commercianti anche di provata esperienza se una determinata patina è oppure no naturale, sentirete risposte del tutto contrastanti: queste affermazioni non possono essere smentite se non dall'esperienza individuale. E' anche vero che le condizioni climatiche cui è stata esposta la moneta sono determinanti per la comparsa di patine fra loro diverse. Per ritornare al tema vi posto un "elmetto" con patina verosimilmente coeva. La moneta è FDC. Il fatto che sia a basso titolo d'argento implica la presenza di metalli in lega facilmente ossidabili, come il rame, che superficialmente (nei punti di arricchimento) formano aloni di ossidazione disomogenei, un fenomeno piuttosto lento e comunque non riproducibile nel breve periodo. La moneta presenta pertanto una patina piuttosto omogenea, opaca,con queste "macchie" più scure sovrapposte (che al rovescio appaiono particolarmente evidenti). E molto verosimile che questa patina risalga circa al periodo di coniazione, ma non posso esserne sicuro. L'ho osservata in qualche altro esemplare esaminato. Molte patine certamente artefatte sono invece molto omogenee. La patina su una moneta lavata è caratterizzata da una lucentezza caratteristica. Vi sono poi infinità di altri casi ... ;)3 punti
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Sovrana di Vittoria d'Hannover (1827-1901) con l'imperatrice velata, nell'anno del giubilare del 50 di regno. Coniata a Londra, mantiene il rovescio del Pistrucci.3 punti
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caro @@Georg è bene che tu sappia la differenza tra e lavaggio e pulizia e tra pulizia e restauro . E allora ti permettimi di spiegarti brevemente la differenza tra le tre cose: il lavaggio rappresenta la pratica più diffusa per rimuovere sporco ed impurita, oppure una patina intensa: il lustro rimane intatto, come pure i rilievi. Un lavaggio si può effettuare con un liquido apposito, con acqua e sapone neutro. Non sono contemplati prodotti chimici aggressivi. La moneta può ripatinare naturalmente (ovviamente per le leggi della fisica, essa non potrà riformarsi allo stesso modo, per le diverse condizioni climatiche e per lassi di tempo assai più ridotti). Tale procedimento non deve essere dichiarato, in quanto non inficia sullo stato di conservazione, ma "annulla" solo il plusvalore della patina. la pulizia rappresenta un grado di invasività, spesso accompagnata da graffi meccanici di pulizia. La pulizia rimuove lo sporco, ma annienta anche il lustro e appiattisce i rilievi. Va dichiarata espressamente su di una perizia o nella dicitura di un asta poi esiste la lucidatura. Essa non è che una pulizia con agenti chimici (sidol, argentil, cillit bang etc. etc.) questa pratica compromette la moneta per sempre, senza possibilità di reversibilità. Questa pratica annulla o riduce al minimo il valore numismatico (prezzo) infine il restauro : questo tipo di pratica eseguito a volte "a regola d'arte", si suddivide in due tipologie: restauro dei campi (in genere al bulino) e restauro dei bordi (per "eliminare" il colpi). Tali "ritocchi" abbassano la conservazione, vanno sempre dichiarati, e sono irreversibili. L'elmetto, la "mia" moneta, è in argento basso (Ag 600), per cui la patina che assume ha delle tonalità gialline-nerastre. Concludo dicendo che il 99% delle monete del regno sono lavate, per accontentare la "moda del mercato". qui c'è un elmetto con la sua patina coeva. Vediamo in quanti l'apprezzaranno...3 punti
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Ed infine... Taglio: 2 Euro CC Nazione: Francia Anno: 2014 Tiratura: ??? Condizioni: BB Città: Trieste3 punti
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la moneta è stata coniata nella zecca di napoli a nome di Ferdinando IV di Borbone,e' una moneta comune e nella conservazione in cui si trova,quasi BB, ha un valore di circa 20/25 euro...2 punti
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Grazie all' infaticabile entusiasmo di Giovanna nel programmare visite , occorrerebbe infatti aggiungere un premio oltre a quelli che gia' detiene , aggiungo solo che il biglietto di ingresso per gruppi uguali o superiori alle dieci persone costa solo 2 euro , altrimenti 4 euro se inferiori alle dieci unita' ; penso che li valgano tutti . Intervenite2 punti
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Dal momento che non passa giorno che qualche utente posta un 5 lire del 14 (il 99,99% sono falsi) probabilmente qualcuno non ha più voglia di dare delle motivazioni (che sono sempre le stesse). Sarebbe sufficiente che gli interessati, andassero a cercarsi le centinaia di discussioni riguardanti questa moneta, e alla fine, imparerebbe qualcosa. Ogni tanto, se veramente interessati, basterebbe un pò di buona volontà e non aspettare sempre gli esperti.2 punti
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Apro un breve parentesi su quanto abbiamo scritto al post 16 e 17 riguardo al Carlino del 1715: Il Pannuti e Riccio hanno riportato ambedue le tipologie di Carlino con le sigle MF/A e GB/A, quest'ultima annotazione è stata fatta nella fase dell'aggiornamento............diamo a Cesare quello che è di Cesare, Bravi :good: ......mentre nel MIR è riportata solo la GB/A e nel DAP regna un pò di confusione .... andare a verificare per credere.2 punti
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.......in quello di Giuseppe e @@vox79 (Tarì) questo che è tipico dei Carlini ..... pur avendo impresse le stesse sigle delle maestranze in zecca MF/A e IM, a prescindere dalla posizione di IM2 punti
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@@Rex Neap Ho riguardato i coni che ho in archivio per il tari 1715; per gli esemplari che ho censito, in tutto per ora nove coni del D/ ed altrettanti del R/, concordo con te, Pietro. Le differenze ci sono e sono peculiari di quel tipo (tipo sigla nel braccio) ma a me sembra che a parte qualche particolare minore al D/ (a parte la posizione della sigla) è il R/ ad essere diverso in modo evidente da quello di tutti gli altri coni. Allego le immagini dei R/ del mio (sigla nel braccio) ed uno dell'altro tipo (sigla sotto): ... continua ..2 punti
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Un 1886 2-centime di Francia, un basso-denominazione solo il prezioso ancora circolare, come indica l'usura moderata su questo esempio: Francia... spesso in stile dagli americani come "Il nostro amico più anziano", ma occasionalmente anche conosciuto come "Il nostro più antico nemico." Il rapporto tra i due paesi è stato segnato da alcuni alti stratosferici—e alcuni bassi abissale—ma un molto preciso "alti" anno era il 1886, quando fu coniato questo 2-centime a Parigi. Questa moneta ben avrebbe potuto essere disponibile per l'acquisto di un giornale francese a fine ottobre o primi di novembre del 1886, annunciando alla gente a casa che loro dono grande per gli Stati Uniti d’America, la gigantesca statua di rame nota come "Liberty illuminante the World" (ora generalmente chiamati "Statua della libertà"), infine era stata dedicata nel porto di New York City. Si tratta di divertimento che immaginare—ma per i piccoli incidenti della storia—il metallo usato per fare questa piccola moneta francese potrebbe avere finì invece utilizzato nella statua di Bartholdi. :) v. --------------------------------------------------------------- France’s 1886 2-centime, a low-denomination just valuable enough to still circulate, as the mild wear on this example indicates: France…often styled by Americans as “Our oldest friend,” yet also occasionally known as “Our oldest enemy.” The relationship between the two countries has been marked by some stratospheric highs—and some abysmal lows—but a very definite “up” year was 1886, when this 2-centime was coined in Paris. This coin could well have been available to purchase a French newspaper in late October or early November of 1886, announcing to the folks back home that their great gift to the United States of America, the giant copper statue known as “Liberty Enlightening the World” (now usually called the “Statue of Liberty”), had finally been dedicated in the harbor of New York City. It’s fun to imagine that—but for the small accidents of history—the metal used to make this little French coin might have ended up instead being used in Bartholdi’s statue. :) v.2 punti
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Vorrei solo sottolineare quanto riporta l'utente sopra ai "talebani" del Digitale .. Osservazioni impensabili fino a poco fa quando in molti sostenevano che il 'digitale' avrebbe rapidamente mandato in pensione tutti i libri del mondo Recentemente anche l'inventore del web : Berner Lee ha criticato la capacita' di 'storare' le informazioni su supporti magnetici che a distanza di decenni o centinaia di anni rischierebbero di non essere piu' accessibili Meditiamo gente meditiamo . ...2 punti
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Ciao a tutti, Vi posto il mio ultimo acquisto preso da Tinia Numismatica, Sesterzio di Crispina con, al rovescio, la Laetitia: Riguardo la vita della sfortunata Imperatrice, rimando a questa vecchia discussione: http://www.lamoneta.it/topic/97862-crispina/?hl=%2Bcrispina#entry1093582 Vi volevo, invece, parlare del post mortem di Crispina... Crispina, secondo Dione pari a Commodo come ferocia, fu dapprima esiliata a Capri, e, poi fatta uccidere dall'Imperatore in quanto accusata, forse ingiustamente, tanto di adulterio ( accusa alquanto bizzarra tenuto conto del fatto che Commodo aveva tanto una concubina, quanto un preferito), quanto di aver partecipato al tentativo di congiura ispirato da Lucilla.. Orbene, nel 1810, le truppe francesi guidate da Giocchino Murat saccheggiarono la chiesa di Santa Costanzo, a Marina Grande... Nelle navate della chiesa, i Francesi trovarono un sarcofago romano dove riposava l'Imperatrice Crispina. All'interno del sarcofago, infatti, fu rinvenuto lo scheletro dell'Imperatrice avvolto in vesti d'oro e d'argento, arricchito con gioielli ed un bastone a forma di scettro con tre cerchi d'oro. In bocca, infine, fu trovato un aureo di Vespasiano, probabilmente l'obolo pagato a Caronte. Dopo un secolo, il sarcofago di Crispina, ricomparve nel giardino dell'Hotel Grotte Bleue, luogo d'elezione di futuristi come Marinetti. In seguito alla ripartizione dell'albergo in appartamenti, avvenuta nel 1960, il sarcofago, si trova, tuttora, in un'area di proprietà privata. Insomma, Imperatrice è stata sfortunata nella vita e nella morte.. Saluti Eliodoro2 punti
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Taglio: 2 Euro Nazione: Lituania Anno: 2015 Tiratura: ??? Condizioni: BB Città: Trieste2 punti
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Prendo a prestito da un racconto di Isaac Babel il titolo di questa discussione. L'argomento é del tutto diverso, ma l'area geografica in cui le vicende si svolgono non é poi cosi' distante. Ed il titolo mi sembra perfetto. Il cavallo in questione é quello con cui Filippo II di Macedonia vinse i 106esimi giochi olimpici nel 356 a.C., e che il re macedone decise di rendere immortale raffigurandolo sul rovescio di una propria emissione. Ma lo stesso Filippo mai avrebbe probabilmente immaginato il successo di tale rappresentazione, né i cammini inaspettati ed originali che quel cavallo avrebbe percorso, trasformandosi. Cammini lunghi e tortuosi, che lo porteranno fino all'Atlantico. Per il momento ci fermeremo prima, rimanendo nell'area balcanica. Scopo della discussione non é quello di dare un quadro esauriente delle imitazioni di Filippo II in area danubiana, ma solo quello di rendere un'idea del suo sviluppo, sulla base dei pochi esemplari, tipologicamente limitati, che ho in collezione. Le primissime imitazioni delle tetradracme di Filippo II si situano in tre zone dell'attuale Romania: Valacchia, Banato e Moldova (regione rumena, da non confondere con l'adiacente repubblica ex-sovietica). Siamo in una fase in cui le popolazioni celtiche non hanno ancora raggiunto la penisola balcanica. Le emissioni vanno pertanto attribuite ai Geto-Daci. Questa é un'imitazione, di prima mano, della Valacchia. La zona di emissione di questo tipo (definito da Constantin Preda come "Imitazioni dirette – Gruppo A") é a grandi linee quella rappresentata nella cartina: Putroppo (per noi) i saggi, estremamente profondi e solitamente prodotti con uno o più colpi di scalpello al rovescio sono molto frequenti in queste prime emissioni. Anzi, le monete che si salvano sono veramente poche. In alcuni casi, poi, non esistendo esemplari non "saggiati", é stato ipotizzato che l'operazione fosse eseguita all'origine, cosi' come la contromarcatura. E' il caso del tipo Huşi-Vovrieşti, caratteristico della Moldavia. La regione sarà successivamente occupata dai Bastarni, tribù celtica di stirpe germanica. Queste monete sono precedenti all'invasione, e rimarranno le uniche: in Moldavia non ci saranno emissioni successive a queste, per qualche secolo. Questa la posto con molte riserve. Apparentemente é inedita, fatto che non stupisce, trattandosi di una frazione. Certo é che in questo periodo di frazioni pubblicate non c'é un gran che. A me sembra avere delle grandi affinità con le tetradracme di tipo Tulghieş-Copăceni del Preda. Il tipo Tulghieş-Copăceni é localizzato tra il Banato e la Transilvania occidentale. <continua>1 punto
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buongiorno a tutti,questa mattina mi sono recato presso inasta a ritirare il mio oneroso lotto da 14 euro,un bel suberato,e dico bello in quanto non e' solo privo in alcuni punti della lamina,ma e' pure forato come da consuetudine. VIBIA - C. Vibius C. f C. n. Pansa Caetronianus (48 a.C.) B. 23; Cr. 494/37 g. 2,781 punto
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Salve a tutti, Che stato di conservazione si trova codesta moneta da 50 lire? Che valore ha? Grazie alla prossima1 punto
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Buonasera a tutti, visto che alla visita alla Piramide Cestia mancano più di 2 mesi con Legio II Italica abbiamo pensato di effettuarne un'altra nel frattempo, così non vi annoiate ad aspettare... :D Scartabellati un po' gli impegni abbiamo trovato una domenica in cui saremo liberi tutti e due: il 19 Aprile 2015. Per questa data abbiamo pensato di proporvi una visita alla Basilica di San Paolo, vi riporto il messaggio di Legio dove mi illustra le bellezze che potremo vedere in quel luogo, non potrei trovare parole migliori: "Ho in progetto poi di proporti una visita al Museo della Basilica di San Paolo, di cui scrissi tempo fa un Post, credo che anche in questa occasione non mancheranno consensi vista la ricchezza e varieta' di reperti archeologici e non, dall'epoca romana alla recente, comprese monete romane, medioevali e medaglie pontificie; molti tesori in metalli preziosi posti all' interno non sono fotografabili , quindi non esiste altra occasione che vederli di persona. Unico "neo" l'ingresso è a pagamento, mi sembra di ricordare che costi 6 euro, 4 euro per minorenni e 65enni, poi eventualmente ti faro' sapere con precisione, anche se per caso esiste uno sconto per grossi gruppi, comunque sia, ne vale la pena." Penso proprio che ne valga la pena...voi che ne dite? :D L'accendiamo? Ciao, Giò http://www.lamoneta.it/topic/129819-il-museo-del-chiostro-della-basilica-di-san-paolo/?hl=%2Bbasilica+%2Bsan+%2Bpaolo#entry14867341 punto
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Salve amici! Lo confesso, talvolta compro anche cose delle quali non ho la più pallida idea... :D Ma sì, ogni tanto è dovuto! Non si può sempre stare dietro ad un filo logico. Ho deciso di condividerla con voi a seguito della splendida discussione di g.aulisio sulle imitazioni di Filippo II. Correggetemi se ho sbagliato. Io l'ho identificata come un'imitativa di Massalia, Dessewffy 1051-8, del II sec. a.C.. Al Dritto una ninfa e al rovescio un leone con la legenda ΜΣΣΛ. E' corretto? Se sì, mi raccontate qualcosina su queste bellissime e interessanti emissioni? :D Grazie mille, Mirko :)1 punto
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Buonasera a tutti. Vorrei mostrarvi questa moneta che mi piace tantissimo ... non so se la foto rende, comunque, nonostante i genovesi (sarà una caso ? :P ) i conii li utilizzassero fino allo sfinimento (tra debolezze, usura e fratture, chi più ne ha più ne metta...), questa moneta ha una freschezza che mi ha davvero colpito. I bellissimi grifoni, e in particolare le loro teste e le ali, ma anche lo stesso volto di San Giovanni ...1 punto
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Era stata piegata perché ritenuta falsa o non accettata nella zona in cui la si voleva far circolare. E giustamente @@adolfos vorrebbe sapere l'area di provenienza.1 punto
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ciao,il primo,il secondo e il quarto sono bottoni civili,il terzo e un bottone militare di napoleone,periodo fine 700 inizio 800...1 punto
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Domani sera comunicherò sul forum il programma ufficiale e definitivo delle Conferenze, ci riserviamo ancora 24 ore di tempo per avere le conferme per gli orari dei relatori. 10 Conferenze, 10 relatori importanti, 10 temi affascinanti legati alla tematica di Expo, un lavoro preparatorio ed organizzativo di molti, credo che stia uscendo un evento significativo. Nel contempo una osservazione personale , un plauso va a questa nostra numismatica italiana che da Parma a Torino a Milano propone tre eventi commerciali e anche culturali di livello che dimostrano, pur con qualche aspetto da rivedere vedi comunicare, date...., una notevole vitalità propositiva ed organizzativa che permette a tutti gli appassionati di avere un ventaglio di offerte importanti, quindi almeno da parte mia complimenti a tutti e che siano, come sembra, tutti dei grandi Convegni della nostra numismatica. A domani sera.... P.S. Dimenticavo .....Premiazione giovani Forum Lamoneta fissato alle ore 16,30 ....1 punto
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Ciao @@miza e grazie per il tuo commento. In effetti la moneta, pur essendo in alta conservazione , non raggiunge la perfezione che si addice ad un fior di conio, quindi credo che la valutazione giusta, come d'altronde era già emerso nelle prime opinioni qui espresse, sia qfdc. Questo dimostra quanto sia difficile trovare esemplari in perfette condizioni. Buon week end.1 punto
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ciao a tutti ormai di queste monete, poichè comuni, se ne vedono postate a bizzeffe, tuttavia, in settimana mi è arrivata questa, (era in un lotticino, con altre due monete del regno sempre in buona conservazione e portate a casa per un prezzo da regalo), come al solito le foto non erano il massimo e l'avevo presa per rivenderla, ma poi quando l'ho vista in mano, ho deciso di farvela vedere e di metterla in collezione (con un talloncino con indicato il prezzo e un qFDC), un lustro così non si trova tutti i giorni!! ciao ciao...1 punto
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È un asse repubblicano delle emissioni semionciali. Anche la forma del tondello non è inusuale per quell'epoca. Di più, visto com'è rovinata, non so dirti. Ha comunque un suo fascino ...1 punto
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In questo video vengono mostrate molto chiaramente le caratteristiche del nuovo biglietto , compresa la "finestra" trasparente Sembrerebbe una banconota ibrida , realizzata quindi con carta tradizionale e con una finestrella in materiale plastico . Nulla di innovativo , tantissimi paesi utilizzano questo sistema di sicurezza da parecchi anni ( Oman , Mongolia , Iraq , Kazakistan , E.A.U. , Qatar , Tajikistan ecc. ) https://www.youtube.com/watch?v=5lrAg_9TgDI1 punto
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probabilmente la via è quella di non esasperare il discorso "patina", anche perchè sono convinto che difficilmente se ne può dimostrare la storicità (ma qualcuno forse potrebbe dimostrare il contrario... siamo qui tutti ad imparare....). La presenza di patina nella monetazione contemporanea conferisce certamente un aspetto più consono ad un oggetto che ha parecchie decine di anni, tuttavia un eventuale surplus di valutazione dovrebbe essere qualcosa che va valutato senza eccessi, proprio per le problematiche anzidette, e soprattutto, senza penalizzare senza motivo una moneta che, pur senza patina, si mostri in tutta la sua originale integrità.1 punto
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mica tanto ... il motore è esso stesso parte dell'auto, mentre la patina è un'aggiunta del tempo (e delle varie condizioni di "contorno") ... inoltre un esperto d'auto ha tutti i mezzi per confermare l'originalità del motore... è scientificamente possibile stabilire la "coevità" della patina ? forse sì, o forse no ... magari a volte sì a volte no ...1 punto
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Mi associo con chi mi ha preceduto, credo anche io sia un bottone del tipo "GILT" ovvero placcati in oro con diversi strati (double gilt, treable gilt ecc.....) prodotti nella prima metà 800 a Londra ed esportati ovunque per la loro ottima fattura Posto una foto per comparazione1 punto
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Sono uno dei pochi (nel mio lavoro) che quando viene pagato con una miriade di monetine è contento :crazy: :crazy: :crazy: ..... 2 PEZZI Taglio : 1 cent Nazione : Lituania Anno : 2015 Tiratura : ? Condizione : SPL Città : Bereguardo Data : 06/03/15 Taglio : 10 cent Nazione : Lituania Anno : 2015 Tiratura : ? Condizione : SPL Città : Bereguardo Data : 06/03/15 Taglio : 20 cent Nazione : Lituania Anno : 2015 Tiratura : ? Condizione : SPL Città : Bereguardo Data : 06/03/151 punto
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In particolare nel R/ del tipo con sigla nel braccio noto le volute esterne allo stemma abbastanza diverse e due cerchietti per parte nelle "anse" mentre in tutti gli altri coni pur con delle differenze hanno anse più "strette" ed un solo cerchietto nelle anse; altri particolari minori ci sono anche fra i coni con un solo cerchietto ma molto meno "caratterizzanti". A questo punto sono andato a confrontare i R/ del tari 1715 con sigla nel braccio e quello del carlino 1715 che presentano in effetti forti somiglianze ma SEMBRA che i R/ del carlino benchè simili abbiano sempre un solo cerchietto, o forse proprio un punto, ai lati dello stemma e non due cerchietti. ... continua ...1 punto
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Buon giorno al Forum e grazie a te Rocco per il sostegno morale, siamo oramai al penultimo post, in settimana vedrò di concludere l'escursus storioco per poi dedicarmi alle "rifiniture" che rendono lo scritto più fruibile...buona giornata a tutti da nonno cesare Dal diario di viaggio: Ventesimo giorno: Severo come Traiano; ancora una volta di fronte ad Hatra Caro Caesar diventa qui tangibile il decadimento della potenza romana…sono oramai i generali distanziati nelle varie parti dell’Impero che prendendo il sopravvento sulle istituzioni: vengono proclamati dall’esercito o si proclamano: Imperatori I rapporti con la Partia George ? Ebbero un ultimo sussulto con Settimio Severo che cercò di arginare l’irruenza dei Parti poi…poi vedremo, per ora fermiamoci qui A Vologases 4° subentrò un Principe, probabilmente il figlio, che portava il suo stesso nome: Vologases 5° (Dracma d’Argento di Vologases 5°) Sulle monete è rappresentato di fronte e sul rovescio compare la data che va dal 191 al 208 A.D. fu pertanto contemporaneo di ben cinque imperatori romani: Commodo, Pertinace, Didio Giuliano, Prescennio Nigro, Settimio Severo e fu proprio con quest’ultimo imperatore che Vologases 5° dovette cimentarsi sul piano militare. Poco dopo l’ascesa al trono del principe Parto gli ufficiali della corte di Commodo, stanchi per gli eccessi e la crudeltà dell’imperatore, cospirarono contro l’indegno figlio di Aurelio e lo uccisero mentre prendeva il bagno. (Denaro d’Argento di Commodo) A questa seguì un'altra uccisione, questa volta toccò a Pertinace e per motivi opposti: la virtù ed il comportamento troppo rigoroso. (Denaro d’Argento di Pertinace) Dopo questo secondo eccidio i Pretoriani misero all’asta il titolo di Imperatore Romano; Didio Giuliano, ricco sentore se l’aggiudicò pagando oltre tre milioni delle nostre attuali Lire Sterline. (Denaro d’Argento di Didio Giuliano) L’indegno comportamento del senato esaurì la pazienza delle legioni e scoppiarono rivolte in tre diversi luoghi: Britannia, Pannonia e Siria dove i soldati offrirono la porpora ai loro rispettivi comandanti: Clodio Albino, Settimio Severo e Prescennio Nigro. Nigro, come prefetto della Siria e quindi come seconda carica dell’Impero fu portato a credere che la sua elezione non potesse essere messa in discussione ed invece di raccogliere milizie e cercare alleati, in previsione di eventuali contestazioni, declinò l’offerta di aiuto che gli veniva da diversi feudatari legati ai Parti e se ne rimase tranquillo in Siria in attesa dalla ratifica da parte del Senato. Non molto tempo dopo lo raggiunse la sgradita notizia che il Senato aveva nominato alla carica imperiale Settimio Severo e che questi stava adesso marciando verso la Siria determinato a disputarsi con lui la corona imperiale. (Denaro d’Argento di Prescennio Nigro) La doccia fredda fece cambiare politica a Nigro che si vide costretto ad implorare dai vari satrapi della Partia quegli aiuti che poco prima gli erano stati offerti e che aveva rifiutato. Verso la fine del 193 A.D. inviò un dispaccio alla corte dei principi d’oltre Eufrate ed in particolare ai Re dell’Armenia, della Partia e di Hatra invitandoli a mandargli in aiuto, il più presto possibile, contingenti di truppa con cui respingere Settimio Severo. Il monarca Armeno: Vologases, fece rispondere che non era sua intenzione prendere posizione con l’una né con l’altra parte, semplicemente si sarebbe tenuto fuori dal conflitto ed avrebbe solo cercato di difendere il suo regno da ogni eventuale attacco, da qualsiasi parte gli fosse giunto. Nella replica il Re dei Parti: Vologases 5° fu più diplomatico, disse che al momento non avrebbe potuto inviare truppe giacche il suo esercito si era appena congedato; ma che avrebbe dato ordine ai suoi Satrapi di raccogliere, nel più breve tempo possibile un esercito da inviargli. Barsemio, il Re di Hatra, andò oltre i limiti della sua sovranità ed inviò a Nigro un contingente di arcieri che raggiunse il campo romano e prese parte alla guerra. Vologases 5° sanzionò la decisione del suo feudatario che non aveva considerato la volontà contraria del monarca. Vologases 5° era ancora indeciso sulla posizione da prendere per schierarsi da una o dall’altra parte nell’imminente conflitto e prendeva tempo aspettando di vedere a quale dei due contendenti la fortuna avrebbe arriso. Il conflitto non durò a lungo; Nigro passò dall’Asia in Europa e prese campo a Bisanzio; ma battuto a Cyzico, fu costretto a ritirarsi in Asia Minore e dalle parti di Isso, ingaggiò una battaglia campale con il suo avversario: il suo esercito fu completamente sbaragliato ed egli stesso catturato e passato per le armi. Fu a questo punto che gli Orientali ripresero le ostilità contro i Romani; i paesi della Mesopotamia, scesi in rivolta, massacrarono la maggior parte dei distaccamenti romani che erano nei loro paesi e posero l’assedio a Nisibis: il quartier generale del Distretto Romano. Le tribù consanguinee, al di là dell’Eufrate, più in particolare il popolo di Adiabene avevano, a loro volta, dato loro man forte ai paesi della Mesopotamia e preso parte alla rivolta. Il primo obbiettivo di Severo, dopo la disfatta e la morte di Nigro fu quello di rompere l’assedio di Nisibis e castigare quelli che avevano aiutato od in un qualche modo favorito la rivolta. (Denaro d’Argento di Settimio Severo) Marciò dunque decisamente su Nisibis e sconfisse le forze congiunte di Osrhoeni ed Adiabeni, ripristinò la guarnigione distrettuale e pacificò l’intera area; passò poi a sottomettere nuovamente la Mesopotamia. Gli abitanti cercarono di rabbonire lo sdegno dell’Imperatore asserendo che la loro rivolta era esclusivamente mirata a contrastare il suo rivale Nigro da cui desideravano separarsi per avvicinarsi a lui, professavano buona fede nei suoi confronti e la volontà di restituire i soldati romani che erano stati fatti prigionieri nonché il bottino che ancora era nelle loro mani, ma si guardarono bene di parlare della restituzione delle fortezze occupate ed ancor meno di ripristinare la situazione tributaria con Roma, chiesero invece che tutte le truppe romane che erano ancora presenti sul territorio fossero allontanate per rispettare la loro indipendenza. Severo non era certo disposto ad accettare questi termini anche perché i Re suoi avversari di Osroene, Adiabene ed Hatra non avevano a disposizione grandi milizie e riteneva di poterli sconfiggere senza difficoltà ed anche se il Re dei Parti fosse corso in loro soccorso riteneva di essere in grado di fronteggiarlo nel confronto bellico. Le spedizioni di Traiano e di Avidio avevano ridimensionato l’alone di terrore che circondava il nome delle milizie Partiche e l’Oriente rappresentava ora, per i giovani romani di una qualche ambizione, un banco di prova dal quale si poteva raccogliere gloria senza correre soverchi pericoli, di conseguenza l’Imperatore respinse le argomentazioni Mesopotamiche e costituì un esercito in grado di riportare il paese sotto la completa soggezione di Roma. Dalla posizione centrale di Nisibis ov’egli risiedeva, spinse l’esercito in tre diverse direzioni, sotto la guida dei suoi tre migliori comandanti. Laternus, Candidus e Laetus con l’ordine di mettere a ferro e fuoco l’intera regione e ristabilire ovunque l’autorità Imperiale. Il suo volere fu eseguito alla lettera, la resistenza fu schiacciata ovunque ella fosse, ripristinate le vecchie amministrazioni e Nisibis, ridotta a dignità di “Colonia Romana” divenne la capitale del paese. Non contento di questo ordinò alle sue truppe di oltrepassare il Tigri per inoltrarsi nell’Adiabene che nonostante la fiera resistenza degli abitanti, venne occupato. A questa sarebbero sicuramente potute seguire altre aggressioni e conquiste se nell’Ovest: Albino non avesse assunto un atteggiamento di rivolta che costrinse Severo ad abbandonare l’Oriente per tornare in Occidente dove dalle Gallie il comandante delle legioni di quel distretto minacciava di marciare su Roma. (Denaro d’Argento di Clodio Albino) Settimio Severo lasciò Nisibis per tornar a Roma nel 196 A.D. e non si era allontanato da molto tempo dal paese che le fiammate di guerra tornarono a divampare più forti di prima. Vologases 5° uscì dalla propria inazione portando le sue truppe nell’Adiabene dove scompaginò la guarnigione romana, oltrepassò quindi il Tigri, si portò in Mesopotamia e cacciò i Romani dall’intero paese. Anche le città si sottomisero spontaneamente ad eccezione di Nisibis che si salvò dalla conquista grazie alle capacità ed al coraggio di Laeto. A sentir Spartiano, i Parti non contenti di aver riconquistato la Mesopotamia oltrepassarono l’Eufrate e dilagarono nelle fertili pianure della Siria del Nord come ai tempi di Pacoro e Labieno. Severo era troppo impegnato nel contrasto con Albino per occuparsi dell’Oriente e la prefettura siriana per quasi un intero anno rimase aperta alle incursioni Partiche. Un monarca intraprendente ed audace nell’arco di quell’anno avrebbe potuto fare molto più di quanto non riuscì a fare Vologases 5° che sprecò l’opportunità che gli si era offerta ed alla fine, dopo la vittoria riportata a Lione su Albino, Severo tornò nuovamente ad occuparsi dell’Oriente. Nella primavera del 197 A.D. organizzò una seconda spedizione all’Est con l’intento di recuperare il territorio perduto e giustificare i titoli che nel frattempo aveva assunto di “Arabicus” e “Adiabetico” e forse aspirava, come Traiano, a qualcosa di più, a ridurre cioè l’intero popolo Parto sotto il giogo di Roma. Condizione “sine qua non” per chi volesse assalire la Partia era quello di assicurarsi preventivamente l’amicizia almeno dell’Armenia e dell’Osrhoene. L’Armenia già aveva dichiarato la sua neutralità quando era sorto il contenzioso tra Severo e Nigro; ma successivamente all’arrivo di Severo in Oriente si era dimostrata contrariata ed aveva visto con ostilità il programma romano. Da parte sua la prima intenzione di Severo fu quella di dirottare l’esercito sull’Armenia per invaderla e ridurla in soggezione; inizialmente le fortune della guerra furono dalla sua parte. Vologases, il Re armeno, fece allora proposte di pace inviando doni ed ostaggi all’imperatore ed assumendo atteggiamento supplice e servile tanto che Severo non solo concluse con lui un trattato di pace; ma gli garantì anche una certa estensione nei domini. Nell’Osrhoene, il Re arabo che come al solito si chiamava Abgaro fece la più completa ed inqualificabile sottomissione. Cavalcò alla volta del campo romano alla testa di un gran numero di arcieri, i cui servigi offrì all’Imperatore, accompagnato da molti suoi figli e chiese a Severo di trattenerli come ostaggi. Tutto procedeva per il meglio ed a Severo non rimaneva altro se non decidere la via da seguire per portarsi verso il monarca Parto che nel frattempo si era attestato a Ctesifonte pronto a riceverli. Severo decise per la via dell’Eufrate; ma allo stesso tempo cercò di mascherare le sue intenzioni mandando un forte contingente di soldati ad attraversare il Tigri per saccheggiare l’Adiabene e dare l’impressione che volesse iniziare l’attacco da questo settore, in contemporanea, seguendo l’esempio di Traiano armò una flotta fatta costruire nella Mesopotamia superiore, dove il legno era abbondante, ed iniziò la marcia sulla riva sinistra dell’Eufrate mentre le sue navi, cariche dei bagagli discendevano il fiume. Presto raggiunse i sobborghi di Seleucia e Ctesifonte, senza incorrere in particolari difficoltà e presi i Parti di sorpresa ,conquistò Babilonia e Seleucia che erano pressochè prive di difensori prima di schierarsi davanti alla capitale. La flotta era in grado di passare da un fiume all’altro utilizzando i canali che solcano la pianura alluvionale dandogli così il completo controllo del Tigri e la possibilità di attaccare la città da tutte le parti. Si dice che Vologases 5° abbia combattuto una sola battaglia per difendere la sua capitale; ma che sconfitto si sia poi ritirato dentro le mura della città. La difesa non fu forte a sufficienza da impedire, dopo un breve assedio, la capitolazione, tuttavia nel trambusto generale il Re, attorniato da pochi cavalieri riuscì a fuggire alla cattura. Per la terza volta in 82 anni Ctesifonte era caduta in mano straniera, la prima volta aveva aperto spontaneamente le porte ai Romani ed era stata trattata con mitezza, la seconda volta aveva sofferto non poco, adesso doveva subire condizioni di estrema durezza per opera di un Imperatore il cui carattere ben si accordava con il suo nome: Severo. La città venne data al massacro ed al saccheggio, ai soldati fu permesso di saccheggiare sia le abitazioni private che quelle pubbliche, il tesoro reale venne depredato ed i ricchi ornamenti in metallo prezioso, oro ed Argento, rimossi e portati via. Gli uomini adulti vennero massacrati e le donne ed i bambini, a centinaia di migliaia, vennero strappate alle loro case e ridotti in schiavitù. La spedizione di Severo in terra d’Oriente aveva avuto la sua consacrazione in questo barbaro modo. Si fermò dove Traiano si era fermato nel 116 A.D. padrone dell’intera regione tra il deserto Arabico e le montagne dello Zagros, padrone della Mesopotamia, di Assiria, Babilonia e dell’intero tratto limitato dai due grandi fiumi, dal comprensorio Armeno sino alle sponde del Golfo Persico; che uso avrebbe fatto delle conquiste ? Come Traiano avrebbe cercato di tenerle o di ritirarsi come aveva fatto Adriano? Cercò di prendere una decisione immediata; considerato il fatto che tenere i distretti più non era possibile e che la parte più ad Est dell’impero Partico era oltre la sua portata, non inseguì Vologases nella fuga verso le remote regioni in cui aveva trovato rifugio, né tantomeno pensò ad organizzare in Provincia la conquista del Sud; ritenne invece più opportuno evacuarle. A dispetto della preparazione accurata che aveva fatto per invadere il territorio dei Parti e la cura che aveva posto per gli approvvigionamenti si trovò, al tempo della presa di Ctesifonte, nella necessità di dover ricorrere a rifornimenti. Aveva esaurito le immense scorte di grano che normalmente gli derivavano dalla Bassa Mesopotamia giacchè gli abitanti del luogo avevano distrutto o nascosto i raccolti e le sue truppe furono costrette, per alcuni giorni a mangiare radici che procurarono loro pericolose dissenterie. Dovette ritirarsi prima che la fame prendesse il sopravvento anche perché durante la marcia di avvicinamento aveva saccheggiato la regione in tutte le sue risorse di cereali e di foraggio e adesso non aveva più nulla da depredare per cui fu costretto, sia pure con rischio, a battere strade nuove. Quella del Tigri era la sola che gli si presentasse aperta e lungo questa avanzò, supportato ancora dalla flotta che percorreva il fiume in controcorrente, anche se con qualche difficoltà. Non sembra che abbia incontrato opposizione di rilievo; ma quando si trovò al cospetto di Hatra, la capitale del piccolo stato, soggetto alla Partia, si ricordò dell’offesa personale che gli aveva arrecato dando supporto attivo alla causa del suo rivale: Nigro. La truppa aveva appena ricevuto sufficienti vettovagliamenti da una zona del paese che non era stata in precedenza sottoposta a saccheggio e distruzione ed era adesso pronta per nuove imprese. Severo, punto nell’ onore, volle castigare una città che, senza provocazione, riteneva comunque nemica. Si ricordava anche che Traiano aveva attaccato Hatra e ne era stato respinto, sperava di riuscire lui a catturare la città ed avere successo là dove gli sforzi del suo grande predecessore erano falliti. Quali siano stati i motivi pare certo che quando si trovò all’altezza di Hatra deviò il corso della sua marcia verso Ovest accampandosi sotto le mura della città che riteneva lo avesse offeso ed iniziò l’assedio. (Veduta aerea delle rovine di Hatra) Aveva con sé molte di macchine belliche, probabilmente quelle impiegate con successo contro Ctesifonte e le posizionò attorno alle mura della città; ma gli abitanti non si lasciarono intimidire, le mura erano forti, i difensori bravi e pieni di risorse. Trovarono il modo di rendere inservibili le macchine d’assedio e respinsero, con gravi perdite, gli attaccanti. Dopo questo insuccesso nell’esercito iniziò a serpeggiare un senso di stanchezza e alla minaccia di ammutinamento Severo rispose mandando a morte alcuni dei suoi ufficiali tra cui quel Laeto che era considerato il migliore di tutto l’esercito; il fatto aumentò l’esasperazione e per calmare gli animi l’Imperatore fece correr voce che l’esecuzione di questi ufficiali era avvenuta a sua insaputa. Anche così i dissidi non si placarono e per riportare un po’ di calma tra le file fu necessario allentare l’assedio e portare il campo a distanza dalla città; non aveva tuttavia ancora abbandonato l’idea di conquistare Hatra: indietreggiare per meglio controllare, era il principio che guidava la sua azione, nella speranza di rinnovare l’attacco poche settimane dopo aver riordinato l’esercito. Nella tranquillità e nella sicurezza del luogo dove si era ritirato fece costruire nuove macchine belliche ed in numero maggiore, raccolse tutte le risorse che fu in grado di reperire e fece tutto quello che era possibile fare per ripetere l’attacco, confidando questa volta nel successo. Non era solo questione dell’offesa al suo onore; ma anche la volontà di piegare finalmente la resistenza di una città che, pure essendo considerata di secondaria importanza, era sempre riuscita a mantenere intatta la sua indipendenza. Eccitava anche la sua cupidigia la notizia che tra le sue mura fossero conservati ricchi tesori ed in particolare quelli che la pietà popolare aveva accumulato, da tante generazioni, nel tempio del Dio Sole. Quando ritenne di essere pronto mise in movimento l’esercito per rinnovare l’assedio con maggiore efficacia e con migliore disposizione delle macchine da guerra; ma gli abitanti gli si opposero con la determinazione di sempre. Avevano una potente cavalleria che attaccava in continuazione i fianchi dell’esercito nemico e limitava ogni giorno di più i suoi spostamenti spesso infliggendogli gravi perdite; erano arcieri eccellenti e caricavano agevolmente e con impeto maggiore dei Romani; possedevano anch’essi macchine belliche di pregevole fattura ed avevano a disposizione un particolare tipo di “Fuoco” che procurava danni ingenti e faceva paura; si credeva che le fiamme fossero inestinguibili ove scagliate verso le macchine da guerra o verso gli stessi fanti dando ai difensori ulteriore vantaggio psicologico. L’Imperatore, dall’alto di una piattaforma presenziava ai combattimenti e la sua presenza dava coraggio ai soldati che cercavano di dare il meglio di sé. Alla fine venne annunciato che era stata aperta una breccia su uno dei muri esterni della città tanto che nei soldati si rinnovò il desiderio di combattere per saccheggiare e far bottino; ma ora Severo fermò l’esercito e contrariamente alla consuetudine romana, non dette il placet, dopo la conquista, al saccheggio indiscriminato, come era solito che avvenisse, da parte delle milizie vittoriose. Forse pensava che con il saccheggio avrebbe potuto perdere i grandi tesori di cui tanto si favoleggiava. Attese un giorno, prima di dare l’ordine di attacco, per vedere disse se gli Hatreni avrebbero ancora opposto una inutile resistenza o se più saggiamente fossero entrati nell’ordine di idee di consegnare all’Imperatore la città. Il tempo concesso fu fatale alle mire di Severo; durante la notte gli Hatreni rinforzarono le mura là dove avevano dato segni di cedimento, ripristinarono gli spalti e ripresero baldanzosi la difesa della loro città. Severo, visto che non avevano intenzione alcuna di cedere dette ordine ai soldati di attaccare; ma i legionari non si mossero sospettando, con ogni probabilità il vero motivo che aveva indotto all’attesa il loro Imperatore… non erano disposti a mettere a repentaglio la vita per un risultato che avrebbero potuto conseguire due giorni prima senza incorrere in rischi maggiori ed oltretutto senza riceverne l’adeguato compenso in “bottino” Severo non si perse d’animo e comandò agli ausiliari asiatici di forzare l’ingresso della città con il risultato di mandarli al massacro; alla fine dovette desistere. L’estate era al culmine ed il caldo intenso e le malattie avevano abbassato il morale delle truppe che soffrivano particolarmente per la mancanza d’acqua, per la malaria e per la piaga degli insetti; l’esercito era fortemente demoralizzato e non in grado di rispettare gli ordini dati; Severo stesso, racconta uno dei suoi ufficiali, non aveva più di seicento soldati occidentali su cui poter fare affidamento. Il secondo assedio di Hatra durò venti giorni e si risolse con una ignominosa ritirata che rappresentò per Severo, una macchia indelebile sulla sua reputazione militare. Se Vologases 5° fosse stato un principe energico, audace ed attivo e lo spirito dei Parti si fosse mantenuto quello di un tempo, Severo non avrebbe potuto evitare il disastro più completo ed i risultati della sua azione sarebbero stati ben diversi. La prolungata resistenza di Hatra, le sofferenze patite dall’esercito romano e le loro aumentate difficoltà, rispetto alle previsioni, associate alle ingiurie di una torrida estate su uomini non acclimatati, avrebbero indotto in forte tentazione un principe, od anche un generale audace e capace, ad inseguire il nemico in ritirata, attaccandolo ai fianchi o nelle retrovie, bloccandogli i rifornimenti ed infierendo in mille modi pur di rendere estremamente duro il rientro in patria. Un Surena della tempra e calibro del generale che si oppose a Crasso avrebbe, con ogni probabilità potuto annientare l’armata imperiale ed a distanza di due o tre secoli si sarebbe potuto ripetere il disastro di Carrae; ma Vologases 5° era un discendente degenerato dei primi grandi Arsacidi e rimase inerme ed apatico quando invece le circostanze avrebbero richiesto una azione ben più vigorosa. La spedizione di Severo fu così: “gloriosa” per Roma mentre fu disastrosa per la Partia che aveva dimostrato, per un terzo di secolo, l’estrema vulnerabilità del potere Asiatico. Roma si accaparrò quei tesori che erano sfuggiti alla cupidigia di Crasso e venne istituita una seconda e più valida Provincia Romana. Severo, non contento di restituire alla piena autorità di Roma la Mesopotamia, oltrepassò il Tigri ed impose l’autorità romana alla ricca e fertile regione compresa tra il Tigri e le montagne dello Zagros tanto che il titolo di “Adiabaticus” non rappresentò solo un risvolto accademico. Adiabene, od il tratto tra le due rive dello Zab, costituisce la parte più produttiva dell’antica Assiria; sotto Severo divenne nelle dipendenze di Roma e continuò ad essere Romana sino alla completa disfatta dell’impero dei Parti. Per il resto del tempo in cui la Partia mantenne la sua indipendenza i vessilli di Roma sventolarono sino a poche miglia di distanza dalla sua capitale. Vologases 5° regnò per undici anni ( 197 – 208 A.D.) dopo la disfatta che Severo gli aveva imposto e dopo di lui il declino dell’unione nazionale e dello spirito militare dei Parti fu oltremodo tangibile e progressivo. Nessun pretendente emerse dopo la sua scomparsa, nessuno mostrava più interesse a porsi a capo di un popolo oramai sulla via della decadenza anche se Roma, paga di ciò che aveva ottenuto, si astenne dal portare ulteriori attacchi al paese.1 punto
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passa qualche mese... "4 9mbre 1801... (...) Fino dal mese passato era venuto un decreto che proibiva di corso la moneta da 6 e da 24 carantani dopo il mese di dicembre. Per sostituzione si ordinò la fabbrica di monete da mezza, da una e da due lire provinciali venete; di queste ne furono stampate circa cinque milioni. La zecca doveva ricever li carantani, e non darne fuori, però se n'era unita una gran quantità (...) Fu dunque ordinato di porre l'impronto provinciale veneto di lire due sopra le monete da 24 carantani, cosa rovinosissima per questi piccoli territorj, mentre non era ricevuta, non solo dai Cisalpini, ma nemmeno negli altri stati austriaci."1 punto
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Si ti do pienamente ragione @@Luca1984, dal punto di vista speculativo i soliti noti terranno per loro questi esemplari in modo da non far abbassare il valore della serie completa del 2014. Per le future annate, penso che conieranno bene o male e poi dopo 10 anni di coniazione si troveranno prima o poi anche dei tagli di questo Paese, io sono uno di queslli che non ambisce alla prima emissione ma che in collezione inserisce un esemplare per pezzo, quindi se dovessi avere la serie 2015 o 2020 a me va bene lo stesso, l'importante e non dover sborsare prezzi esagerati per emissioni che un giorno troverò a condizioni migliori. Comunque hai pienamente ragione su tutto.1 punto
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Benvenuto tra noi e complimenti per la moneta. Per le modalità di conservazione ognuno ha i propri criteri: a me piace tenerle sul velluto, libere da qualsiasi involucro, sia per favorirne la patina sia per il piacere di toccarle e rigirarle ogni tanto, ma ripeto...de gustibus...1 punto
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Solo ora ho visto la tua richiesta, per ora ho trovato questi contributi sull'argomento. Ganganelli, R., Monetazione pontificia e gli Hamerani tra XVII e XVIII secolo, in ≪Cronaca Numismatica≫,108. 1999, pp. 60-62. Castellani, A., Un capolavoro giovanile di Giovanni Hamerani: lo scudo per Napoleone Spinola battuto a Ronco, in ≪Cronaca Numismatica≫, 208. 2008, p. 24. Pennestri, S., All’insegna della lupa. Il patrimonio della bottega Hamerani in due documenti dell’Archivio di Stato di Roma, in ≪Rivista italiana di numismatica e scienze affini≫, 2009, pp. 437-478. Fitzel, A.U., Die Hamerani, in «Münzen Revue», luglio-agosto 2010 Alteri, G., I disegni Hamerani nell’Archivio del Medagliere Vaticano, in La Collezione di Vittorio Emanuele III e gli studi di storia monetaria. Atti del convegno. Roma, Museo Nazionale Romano 21-22 ottobre 2010, in «Bollettino di Numismatica», 54. 2012, pp. 299-324.1 punto
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Ho ricevuto per estrema disponibilita' e gentilezza di un Professore , laureato in Lettere Classiche , Epigrafia , Storia Romana e Archeologia , il corretto sviluppo in Latino , ben diverso da come lo avevo interpretato , della lapide sopra riportata e datata all' anno 193/195 , epoca di Commodo . Il sepolcro era situanto in antico al chilometro 9,1-9,2 della Via Ostiense , quindi oltre la Basilica di San Paolo , in localita' Ponte dell' Arca : D(is) M(anibus) M(arci) Antonii Antii Lupi pr(aetoris), patricii, auguris, quaest(oris), sodal(is) Titii, trib(uni) mil(itum) leg(ionis) II̅ Adiutr(icis) piae fidel(is), X̅vir(i) stl(itibus) iud(icandis), praef(ecti) fer(iarum) Lat(inarum), cuius memoria per vim oppressi in integrum secundum amplissimi ordinis consultum restituta est. Sepulchrum ab eo coeptum Claudiae Regillae uxori et Antiae Marcellinae fil(iae) pietatis suae erga eum testificandae gratia et nominis eius in perpetuum celebrandi perfecerunt et fines: M(arcus) Valerius Bradua Mauricus pontif(ex) et Antonia Vitellia, amici: Q(uintus) F(abius) Honoratus, T(itus) Annaeus Placidus.1 punto
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@Maverick complimenti! Anche io me lo sono costruito, però il tuo è più rifinito. Assolutamente devi cambiare i pomelli!! Allego le foto del mio e guarda che altro effetto fanno. In alto ho applicato una strip di led a luce calda, così quando apro i cassetti il piano è tutto illuminato. Ha nove cassetti, io ho utilizzato i vassoi in floccato della masterphil, tre da 54 caselle (31x31) e sei da 77 caselle (25x25), quindi teoricamente c'è posto per 624 monete. Cordiali saluti1 punto
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@@gallo83 posso in parte condividere ma quando di mezzo c'è la professionalità , il " ben gli sta " occorrerebbe rivisitarlo . Affidarsi ad un terzo per un giudizio che seppur soggettivo è dettato da una scontata esperienza nel settore , non autorizza a spacciare un mb o definito tale da occhi altrui per un BB o qualcosa di più , solo perché certificato . L'onestà e la correttezza vengono prima dell'essere perito :) Saluto.1 punto
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