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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 07/05/14 in tutte le aree

  1. Questa mica l'ho capita.....cosa vorrebbe sapere degli altri ? Poi, si concorre alle aste per acquisire monete o informazioni su altri collezionisti ???
    6 punti
  2. Penso che questo tipo di discussioni ci porti sempre a valutare con poca obiettività quello che realmente accade in Italia in tema di monetazione antica. Personalmente propongo sempre materiale classico, mai grandi cose è vero (quelle ce le fregano le ditte estere...) ma greche e romane sono sempre presenti in asta. Le metto in catalogo, spedisco il cartaceo in sovrintendenza e quando è il momento faccio le relative domande di esportazione. Devo lottare con la burocrazia e, a volte, anche con certe teste di legno che vorrebbero impedire l'uscita di monete di poco conto, ma non vedo un clima così di caccia alle streghe come qualcuno dipinge..... Certo, il materiale è soggetto a maggiori controlli (chiedono anche le provenienze) ma non mi aspettano dietro la porta con bastoni e forconi, nè mi seguono fino a casa per vedere se la sera vado in giro col metal anzichè a correre per cercare di sciogliere il girovita. Può capitare a tutti di pestare una cacca, così come può capitare di ricevere certe visite. Bello non è, ma se siamo dalla parte della ragione e rispettiamo la legge non abbiamo nulla da temere.
    4 punti
  3. Il Paciaroni nel suo libro sulla zecca di Sanseverino (1996) cita Guido Antonio Carmaiani che in una tariffa ricorda i «ducati, i quali si contrafecero a San Soverino del conio di Vinegia» e che a suo dire «vogliono buono occhio a conoscerli…». Dunque Sanseverino conosciuta per i falsi e con uno statuto del Comune (1426), sempre a dire di Paciaroni, molto severo in proposito di falsificazioni. Infatti la pena per i fabbricatori di moneta falsa consisteva nell’essere arsi al rogo, oltre al sequestro della cosa ove l’officina clandestina aveva avuto luogo. Ma non solo, pene anche per gli spacciatori di monete false. Si pensi che chi fosse stato sorpreso a spacciare moneta falsa, se questa fosse risultata superiore alla quantità di venti soldi, avrebbe dovuto pagare una multa di duecento libre, ovvero 4000 soldi. E oltre al già citato Giovanni di ser Nicolò, nella città marchigiana venne arrestato Piergentile Varano, signore di Camerino, coll’accusa di aver falsificato moneta.
    3 punti
  4. Caro @@dabbene, hai toccato un argomento che, come ben sai mi affascina da sempre! Sono così affascinato perchè ritengo che per molti aspetti e in tanti casi la falsificazione può essere considerata quasi un'arte. Come avete giustamente scritto a più riprese, la falsificazione esiste da sempre e sarà sempre così; nel tempo si è certamente evoluta producendo pezzi sempre più "pericolosi". Per moltissimo tempo, almeno sino alle produzioni del Cavino, sono esistite probabilmente solo le falsificazioni della moneta di scambio mentre, dai "padovanini" in poi, si iniziano a falsificare anche le monete da collezione. Osservando i falsi d'epoca probabilmente molti di noi sorrideranno mentre immaginano come, monete talvolta tanto rozze, possano in qualche modo aver ingannato gli antichi possessori. Ricordo ad esempio un asse di Traiano dove, al posto della corona laureata, l'improvvisato falsario ha inciso una bella corona radiata trasformando così il nominale da un asse in un nominale da un dupondio raddoppiandone il valore. Certo la frode è immediatamente individuabile ma, cosa sarebbe accaduto se il falsario avesse spacciato il falso dupondio, insieme ad altri autentici, in un rapido acquisto? Anche alcuni euro falsi ottenuti oggi per fusione sono decisamente brutti, eppure riescono ancora a passare di mano in mano con il solito trucchetto del pagamento multiplo. Bisogna poi pensare che probabilmente, come spesso accade ancora oggi, il malcapitato appena truffato, tentasse a sua volta di rifilare il pezzo falso nel tentativo di recuperare il suo denaro. Il salto di qualità avviene indubbiamente con i falsi delle monete da collezione. Per questo tipo di produzioni intervengono infatti i migliori artisti d'Europa e poi del mondo. Gli autori dell'epoca ci hanno tramandato i nomi dei più illustri e indubbiamente dei più bravi (Domenico Sestini in alcune delle sue opere denuncia i nomi dei falsari a lui contemporanei che, a vario titolo, riproducono le principali monete antiche e da collezione), ma certamente altri sono rimasti e rimarranno anonimi. I falsari più quotati dovevano certamente avere qualità artistiche e nozioni metallurgiche e chimiche all'avanguardia; tra questi molti erano orefici. E' assolutamente vero che il falsario doveva essere una persona assai erudita e benestante, ma queste qualità da sole non erano sufficienti. I migliori falsari infatti disponevano di una buona rete di commercianti e numismatici compiacenti i quali erano fondamentali per smerciare per buoni i pezzi fraudolenti. Quando poi il falsario veniva scoperto, molto spesso questo si difendeva sostenendo di aver operato sempre in buona fede producendo copie dichiarate e vendute come tali mentre, altri (i commercianti compiacenti) avrebbero venduto per buone e a sua insaputa i pezzi falsi. E' quello che accadde ad esempio per Becker ma lo stesso si sostiene talvolta per Cavino... la verità non la sapremo mai. Altre volte invece il falsario e la sua cerchia non si sono dimostrati all'altezza e, nonostante abbiano anche prodotto copie di discreta fattura, sono stati rapidamente scoperti per via di errori di copiatura fatti dall'incisore supportato da un numismatico poco competente. E' il caso del falsario greco Christodoulos i cui prodotti furono addirittura pubblicati dal museo di Atene per mettere in guardia i collezionisti. I falsari del '900 hanno indubbiamente raggiunto livelli tecnici impressionanti. Mentre i collezionisti imparavano a riconoscere i difetti tipici dei falsi più vecchi, nascevano produzioni perfezionate e prive di quei difetti oramai "bruciati". Con l'invenzione della microfusione i difetti più grossolani si riducono e questa nuova generazione di falsi entra in tutte le collezioni per non uscirne più. Oggi, periodo di crisi economica globale, le collezioni vengono vendute e questo è uno dei motivi per cui il mercato è nuovamente invaso dai falsi.Contemporaneamente, la possibilità di acquistare intere collezioni a prezzi vantaggiosi fa abbassare la guardia e, inevitabilmente, si finisce per acquistare anche qualche falso anche di ultimissima generazione. Come ho scritto negli Atti del Convegno di Torino, per il falsario è fondamentale sfruttare l'aspetto psicologico al fine di rendere il falso più appetibile deviando così l'attenzione dai possibili difetti di produzione. Ecco che le monete vengono etichettate come "provenienti da vecchia collezione". I falsari più abili del '900 provengono indubbiamente dalla Sicilia dove, in alcuni casi, possiamo parlare di veri e propri geni che hanno studiato nei minimi particolari l'aspetto delle monete antiche autentiche, compresi i difetti di coniazione, i difetti provocati dalla corrosione, etc. Oggi la tecnica consente di ottenere produzioni di qualità altissima che però richiede sforzi tecnologici e quindi economici enormi. Ancora una volta il falsario ha bisognoo di essere circondato da un fidato gruppo in grado di produrre e smerciare il falso. Sempre oggi, la tecnica consente di smascherare la maggioranza di questi falsi ma, il falsario conosce inevitabilmente anche queste tecnologie ed è alla continua ricerca di metodi per contrastare eventuali ispezioni. Dunque appare impossibile immaginare un mondo senza falsi e, soprattutto senza falsari. PS: per gli esperti della cartamoneta, mi pare di non aver letto nulla sopra a riguardo, chi ci racconta la storia del falsario altruista Paolo Ciulla di Catania?
    3 punti
  5. Sarà ma non ci vedo tutta questa trasparenza, nè condivido il metodo di assegnazione, in stile ebay. A) lo scarto tra l'offerta vincente e quella appena successiva doveva essere maggiore e pari ad uno scatto (10%?, 10 euro?). Certo fa piacere vedere che si è vinta l'asta con l'aggiunta di un solo euro, ma pensiamo anche a chi è arrivato secondo......a me girerebbero un pelo. B) se non ho la possibilità di verificare ciò che mi scrivono, la veridicità delle offerte che mi dicono essere arrivate, devo necessariamente fidarmi della casa d'aste, giusto ? E allora cosa cambia rispetto al sistema tradizionale ? Nulla.....
    3 punti
  6. Esiste un luogo a Roma , anomalo nel suo genere , che sicuramente conserva come in uno scrigno segreto e nascosto agli occhi degli uomini antichi e moderni , innumerevoli tesori in oggetti e marmi in generale che furono a lui affidati o presi di prepotenza dalla sua natura a volte distruttrice , come ad un vecchio padre premuroso , affiche’ li conservasse preservandoli dagli effetti nocivi di assedi , saccheggi e distruzioni quali Roma dovette ripetutamente subire dal V secolo della nostra era fino al XIX secolo . Partono fin dal Medio Evo le notizie vere o false , del ritrovamento nel letto del fiume Tevere , l’antichissimo Albula , poi Thibris o Rumon , di incredibili tesori , quali ad esempio il fantasioso ritrovamento del candelabro a sette braccia il cui destino è tuttora oscuro , era fatto interamente d'oro massiccio di un sol blocco, venne con molta probabilità portato a Roma quando Tito conquistò Gerusalemme nel 70 , come testimoniato da una raffigurazione scultorea nella volta interna dello stesso Arco che sovrasta la sommita’ della via Sacra . Secondo alcune testimonianze non confermate, il candelabro è rimasto a Roma fino al sacco di Roma ad opera di Genserico , finendo poi , dopo alterne vicissitudini a Costantinopoli , da qui in poi se ne perdono le tracce (sotto un disegno) Tornando al nostro argomento , Rodolfo Lanciani ci tramanda che in occasione dei dragaggi del letto del fiume nel 1877 per la costruzione dei possenti muraglioni , che incanalano il Tevere impedendogli di nuocere alla Citta’ con le frequenti inondazioni invernali , ma snaturandone l’ antica bellezza , vennero portati alla luce una incredibile quantita’ di oggetti di valore , dalle statue di bronzo che ornavano sia la Citta’ sia i parapetti degli antichi ponti , capolavori del’arte antica , affinche’ non cadessero in mani nemiche , fino ai piccoli oggetti di valore , di uso personale . A dimostrazione della ricchezza storica conservata nel Tevere , furono incredibilmente trovate anche punte di frecce preistoriche , fino alle armi da fuoco usate dai Romani per scacciare i Francesi da Roma nel 1849 . Occorre precisare che tutti questi ritrovamenti furono solo occasionali e superficiali , cioe’ furono rinvenuti senza cercare , ma solo in conseguenza della grande opera ingegneristica dei muraglioni , le draghe non andarono in profondita’ nel letto del fiume Tevere che al massimo raggiunsero la profondita’ di circa 2,70 metri , se invece per cercare volutamente reperti si raggiungesse la profondita’ sotto il letto del fiume di 8/10 metri , chissa’ quali tesori dell’antichita’ tornerebbero alla luce del Sole e a rallegrare gli animi . Veramente sempre Lanciani ci racconta che solo in due occasioni si raggiunse la profondita’ di oltre 10 metri sotto il letto del Tevere , esattamente a Ponte Garibaldi e a Ponte Sisto , in entrambe le occasioni fu raccolta una ingente quantita’ opere d’arte e di oggetti antichi . Praticamente tutti gli oggetti grandi e piccoli e di qualsiasi natura , recuperati dal Tevere sono in uno buono stato di conservazione , essendo l’ acqua dolce molto meno nociva di quella marina , inoltre il seppellimento veloce dovuto al limo e all’ argilla presenti nel letto , faceva si che gli oggetti caduti nel fiume non si allontanassero molto a causa della corrente del fiume dal luogo di caduta , fu calcolata al massimo una distanza di 500 metri che rapportata a circa 2000 anni e’ irrisoria , inoltre questi due elementi del letto isolano sia il metallo sia il marmo dalla ossidazione e corrosione preservandone anche il colore , tipiche sono le monete in bronzo trovate nel fiume , specialmente i grandi sesterzi , che non assumendo patina , mantengono il colore quasi originario dell’oricalco , oggi chiamata “patina fiume” forse tra le piu’ rare , ricercate e affascinanti . Tra le opere statuarie in marmo recuperate in quella occasione , forse la migliore fu una statua di Apollo arcaico che oggi e’ esposta in una sala del Museo delle Terme di Diocleziano a Roma ( sotto la foto ) , per le statue in bronzo la piu’ bella e affascinante recuperata fu quella di Bacco , anch’essa conservata nello stesso Museo ( sotto la foto ) In prossimita’ di Ponte Sisto o in antico Ponte di Agrippa o di Valentiniano e Valente dopo il restauro da loro eseguito nel 367 , uno dei ponti antichi che unisce il Gianicolo Trastevere al Campo Marzio , furono trovati sulla sponda sinistra resti di un’ Arco trionfale eretto nel 367 d.C. in onore degli Imperatori Valentiniano e Valente insieme a frammenti di una colossale statua in bronzo che ornava l’Arco ; inoltre fu trovata una iscrizione datata al tempo di Vespasiano ed un’altra del tempo di Valentiniano e Valente in cui descriveva il Ponte essere stato ricostruito tra il 366/367 da L.Aurelio Aviano Simmaco prefetto della Citta’ ; furono trovate anche monete , terrecotte , frammenti di statue , bassorilievi in marmo , pezzi di una enorme iscrizione che in origine doveva essere lunga quanto il Ponte , circa 100 metri , insieme a pezzi architettonici del Ponte . Successivamente in occasione della costruzione del piu' recente Ponte Garibaldi , poco piu’ a valle di Ponte Sisto , fu trovata una splendida statua in bronzo rappresentante Bacco , gia’ menzionata sopra , a 11 metri sotto il letto del fiume , in piu’ una Patera in bronzo del diametro di 60 centimetri lavorata a sbalzo che probabilmente doveva fare parte di un' altra enorme statua in bronzo li' giacente o nelle vicinanze del Ponte e inoltre una grande quantita’ di monete antiche romane e medaglie antiche papali . Una cosa e’ certa , in base alle varie migliaia di testimonianze relative ai meravigliosi ritrovamenti archeologici avvenuti in tutte le epoche , alle testimonianze degli antichi storici relativi ai monumenti che ornavano la Citta’ e ai poeti antichi che decantavano le bellezze dell’ Urbe al massimo del suo splendore nel IV e V secolo , possiamo credere a quel personaggio storico , di cui pero' non ricordo il nome , che scriveva Roma essere popolata da Dei , non da uomini , tanto era lo splendore , la bellezza e la ricchezza dell’ Urbe di cui noi oggi non possiamo immaginare praticamente nulla . Per concludere questa brevissima esposizione dei tesori del Tevere , si comprende bene quali e quanti tesori siano ancora nascosti sotto il letto del fiume in quanto le grandi quantita' di oggetti trovati nel passato furono solo occasionali , non cercati , semplice conseguenza di lavori eseguiti negli argini del fiume ; chissa’ mai se un giorno si decidera’ di dragare sistematicamente almeno il tratto cittadino del fiume , sicuramente il costo dell’opera verrebbe ripagato abbondantemente dal valore archeologico e artistico dei reperti recuperati dal "Padre Tevere" , andando ad arricchire le collezioni dei Musei cittadini e il patrimonio nazionale .
    2 punti
  7. http://palermo.repubblica.it/cronaca/2014/07/04/foto/rostro-90639083/1/#1
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  8. Per me no......i documenti sono chiari, se loro definiscono queste del 57 medaglie "staordinarie" da 3 ducati ....non ci siamo; il Gaudioso si è accodato al Mortillaro, che è stato l'unico che ha fatto qualche ricerca su queste medaglie.......ma non sò dove abbia preso la notizia dell' esistenza di medaglie da 3 ducati.......c'è anche da dire che nel suo scritto egli dice che una sua medaglia (per intenderci sempre del 57) può avere...quindi non è certo. Come fanno ad essere queste (del 57) da 3 ducati e quella di Aliotta allora........da quanti ? le medaglie sono le stesse e quindi sono tutte da 10 Ducati con il conio fatto dai Fratelli Costanzo Le carte non dicono questo (medaglie da 3 ducati), il decreto iniziale cita di medaglie d'oro da 20 Once e d'argento da 3 Once e 10 Tarì Ho avuto conferma da questo documento: Suprema risoluzione nr. 2514 del 14 maggio dell'anno 1834, che approvava: “per le medaglie della solenne esposizione delle opere delle industrie fosse fatto il conio dai Fratelli Costanzo per once 140”; la medaglia è quella riportata dal Ricciardi al numero 231 del suo lavoro “edizione 1930” recante la seguente descrizione: Dr/ FERDINANDO II DELLA SICILIANA PROSPERITA’ RESTITUTORE; effige imberbe del re rivolto verso sinistra. Rv/ Ghirlanda di quercia e nel campo il nome del premiato con la data. Il Mortillaro credo sia stato tratto in errore da un'altra medaglia che riferisce di aver acquistato e cioè quella per l'assunzione al trono di Ferdinando II nel 1830 e che reca al rovescio la legenda incisa: Esposizione d'incoraggiamento arti e mestieri con la data sovrapposta 1857 e gli da un valore di 10 ducati......ma poi prosegue dicendo che gli sembra strano che che l'Istituto non abbia ordinato un conio proprio per queste medaglie d'argento da 10 ducati che dovevano essere conferite ogni Biennio e che abbia preferito servirsi di un conio come quello di Napoli. Appare evidente da come ho appena riportato sopra (decreto e risoluzione ministeriale) che questo conio per l'esposizione non sia mai esistito.....e che l'unico per queste esposizioni, d'argento, è quello dei F.lli Costanzo.
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  9. forse forse quella che pare una O è molto romboidale e potrebbe essere una A bizantina tipica delle legende di zeno...
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  10. Ecco il ponte rappresentato sulla medaglia.
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  11. Mi inserisco nella discussione per rispondere all'ultima domanda. I sesini in questione venivano coniati a rullo su lastrine di rame, con successiva fustellatura delle singole monete. La doppia impronta del verso è dovuta alla cattiva sincronizzazione fra il rullo di verso ed il rullo di dritto. La successiva fustellatura della moneta privilegiava l'impronta del dritto per cui in queste monete, solitamente, l'aquila del dritto risulta abbastanza centrata, mentre il verso presenta spesso evidenti decentrature fino alle doppie impronte spezzate. Da notare in questo caso, fra le due impronte del verso, la perfetta leggibilità dei punti di trascinamento. ciao Mario
    2 punti
  12. Leonzio (Leontius), siriano, fu usurpatore contro Zenone. Non mi dilungo sulla sua storia, sia perché poco se ne conosce, sia perché non aggiungerebbe molto ai molti siti che parlano di storia. Diciamo solo che venne incoronato nel luglio 484, per mano della stessa Verina, e riconosciuto poi ad Antiochia. La sua non brevissima parabola (parlando di usurpatori) si chiuse con la sua decapitazione nel 488 e con la vittoria di Zenone. Il buon Kent ci cita almeno 3 monete (solidi) coniati a suo nome – RIC X 1101, 1102 e 1103.
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  13. Ciao a tutti, mi presento con la questione che è stata alla base di questa piccola passione appena nata. Rompendo un salvadanio mooolto grosso mi sono capitate sotto mano alcune emissioni commemorative e diverse versioni nazionali meno comuni delle solite ITA-FRA-GER-AUT eccetera, tipo Finlandia, San Marino, Lussemburgo, Vaticano. Mi è venuta voglia di ordinarle, e insomma, ho cominciato a collezionarle. Ora, a me piacerebbe disporle in una sorta di quadro espositore sotto vetro, ovviamente apribile, da mettere a muro oppure da appoggiare su tavolo, predisposto per accogliere tutte le serie nazionali dei diversi paesi dell'area euro. Poi un secondo simile, con gli spazi predisposti per tutte le edizioni commemorative. Vi chiederei qualche consiglio. Intanto i paesi. Al momento dovrebbero essere 23 quelli ad avere già emesso la prima serie, ma leggo che altri dovrebbero venire in futuro, secondo trattati già firmati. Poi che paesi come la Repubblica Ceca che non intendono più entrare nell'euro hanno però già stampato la prima serie, e da qualche parte si dice che circolino. Come vi regolereste, visto che questo monetiere dovrebbe essere impostato per durare un bel po' di anni? Poi, l'ordine di esposizione. Io ho deciso che metto in verticale gli otto valori, e in orizzontale le nazioni: in che ordine sarebbe più intelligente disporre queste ultime? Geografico, storico, dimensionale, geopolitico... Ci sono degli orientamenti in merito? Infine, come realizzare una cosa così? Io ho immaginato un telaio in legno con un fondo rigido e degli strati di cartone forati per alloggiare le monete, ma non avendo esperienza con il fai da te chiederei qualche consiglio. Grazie
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  14. Vi presento questa moneta appena aggiunta in collezione. Mi piace per la colorazione uniforme, per la mancanza di grossi segni o difetti deturpanti, e per il bel dritto (espressivo e nitido) Noto altresì qualche segnetto o piccole mancanze al rovescio vicino alla corona, e al dritto sulla guancia del Re. Nell'attesa di scattare foto + dignitose, vi mostro queste appena scattate "al volo" con il cellulare. Aspetto i vostri commenti, ciao P.s: La cosa che non mi è piaciuta tanto di questa moneta è stato il prezzo pagato :rofl: :blum:
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  15. E nella medesima pagina inserisce un monogramma dicendo “monogramma attribuito a Leontius da Walker 1967 , probabilmente attribuibile a Leone I – vedasi 694”
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  16. Posto un secondo libro che ho trovato in casa, qualcuno sa dirmi qualcosa in merito ? Grazie in anticipo Guido
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  17. Illustraci quali similitudini vedi, odjob.....
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  18. @@lucarosina Ognuno ha il suo preferito. Il Gigante ha delle foto migliori, poi io ho sempre avuto quello e quindi son di parte. Quanto a prezzi sono inaffidabili entrambi, ma quelli del Gigante sono forse un pelino più realistici (mediamente il doppio dei valori reali di mercato).
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  19. Proviamo a porre a confronto il diritto: ex NAC 78 Parigi Gulbenkian Bisogna dire che non siamo in presenza di un falsaccio. Se è falso, è di ottima fattura e molto pericoloso. Ci sono affinità con il pezzo (arrugginito) di Parigi e apparentemente il pezzo ex NAC sembra essere un prodotto di un conio ancora più stanco. Però lascia un po’ perplessi l’eccessiva evanescenza della Vittoria e del bordo, che praticamente perde completamente il suo carattere perlinato. Per quanto riguarda le fratture presenti sul bordo, esse normalmente non sono molto frequenti sui decadrammi di Kimon, ma possono esistere ed è possibile riscontrarle nell’esemplare di Gulbenkian, che è sicuramente autentico e di sicura provenienza da un ripostiglio (Noto, del 1908). Però nel pezzo NAC le fratture appaiono molto “smussate” e meno “taglienti” rispetto ad esempio al pezzo Gulbenkian. Sarebbe molto utile fare macrofotografie sul bordo in corrispondenza delle fratture (specialmente quelle alle ore 5 e 7 del diritto). Resta il sospetto di una pressofusione, ma andrei piano a liquidare la moneta come un banale falso. Ogni moneta va sempre studiata a fondo e possibilmente con adeguati confronti. Altre osservazioni?
    1 punto
  20. Io farei un passo indietro, anche per inquadrare meglio i decadrammi di Kimon, che sono complessivamente più rari di quelli creati da Euainetos. Infatti per Kimon abbiamo in tutto 3 conii D/ e 13 conii R/, mentre per Euainetos abbiamo 22 conii D/ e 39 conii R/, con l’avvertenza che i conii del diritto sono quelli che recano la quadriga e i conii del rovescio con la testa della ninfa Aretusa. Appare naturale il maggiore numero dei conii del rovescio e quindi delle teste di Aretusa, per la nota maggiore usura dei conii battuti col martello (rovescio). Tornando al caso specifico di questa discussione abbiamo un esemplare, proveniente dall’ultima asta NAC e senza pedigree, salvo una breve nota sulla provenienza da un acquisto privato presso la NAC nel 1993. E’ una nota che non dimostra molto; al massimo, come notato da Giov60, può indicare che fu acquistato quando c’era ancora Roberto Russo, che era un competente. Quindi dobbiamo essere più circostanziati su questa moneta. Essa appartiene praticamente alla fine della serie coniata da Kimon e con la combinazione, indicata da Scavino sul RIN, di D3/R12 (corrispondente a Jongkees 13), che era finora nota in unico esemplare, quello di Spencer-Churchill 57. Poniamo insieme i due esemplari (e anche il particolare del delfino e naso di Aretusa che indicano il particolare conio R12, con caratteristico travaso di metallo sulla punta del naso): NAC 78/2014, 218 g. 42,84 SNG Spencer-Churchill 57 g. 43,24 Bisogna tenere presente che il conio del diritto, D3, fu ampiamente usato e sono note sue combinazioni con ben 5 distinti conii del rovescio (R9 – R13). Una caratteristica del conio D3 è che spesso ha dato luogo a monete con “aspetto arrugginito”. Quindi la presenza di specie di numerose piccole bolle in questo conio non costituisce la prova di una fusione, ma piuttosto di un conio “arrugginito” (anche se sarebbe opportuno in un secondo momento approfondire meglio le cause di simile fenomeno). Purtroppo per il rovescio mancano stringenti confronti, dal momento che il pezzo Spencer-Churchill è riprodotto da un calco e quindi manca ancora una sua foto con buona definizione digitale. Quello che si può anticipare è che apparentemente questo conio R12 non era un conio “arrugginito” e quindi dovrebbe essere esente da bolle. Però servirebbe, per correttezza, un esame approfondito del pezzo Spencer-Churchill 57. Senza dubbio, grazie alle foto in dettaglio, le bolle che si intravvedono tra i capelli inducono quanto meno a una “prognosi sfavorevole” per la sua autenticità. Passando al conio del diritto D3 possiamo vedere alcuni esemplari di sicura autenticità, combinato col conio D11 (= Jongkees 12). Tale combinazione è nota con almeno 7 esemplari (stranamente la Scavino, nel suo catalogo non tiene conto degli eccezionali esemplari Gulbenkian). Ne posto alcuni, a cominciare dai tre di sicura autenticità: Parigi, De Luynes 1241 g. 43,11 (non tracce di ruggine al diritto) Gulbenkian 309 = Naville 6/1924, 510 (ex coll. Bement) = Hirsch 32/1912 (ex coll. Virzì) = ripostiglio Noto 1908 g. 43,49 (il più bello noto e con i conii ancora freschi, senza ruggine, ma presenza di uno scivolamento di conio al diritto). NAC 27/2004, 121 = Leu 61/1995, 75 g. 43,52 (conii ancora abbastanza freschi, senza evidente ruggine) Triton 5/2002, 1226 g. 43,21 (senza evidente ruggine) Triton 5/2002, 1227 g. 42,43 (con evidente ruggine, solo al D/) (continua)
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  21. Si, direi che la tua identificazione è corretta, inoltre pare tu abbia ragione, sembra leggermente più ricercata di tutte quelle monete molto comuni che girano. Però lo stato di conservazione non è così buono: siamo molto al limite sul VF..credo sia corretto un VG/VF Quindi una valutazione di catalogo di circa 5 euro Non è molto, ma la moneta è assolutamente collezionabile! Buon proseguimento :D
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  22. Ecco la mia 50 cent Spagna 2006. orlatura su entrambe le facce ciao
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  23. Ovviamente io ci sarò... posso pure venire a piedi :D
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  24. Sì, sembra lei, però quella del link porta il marchio Ag 925, che non mi pare di vedere nella foto della nostra...forse ne esiste anche una versione in altri metalli. petronius :)
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  25. Ciao, sono denari repubblicani. Non me ne intendo, perciò aspetta gli esperti
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  26. Acetato di cellulosa altrimenti detto cellophane, se nel corso della mia vita ho capito bene, io infatti ho quelli.
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  27. È semplice in realtà: una casa d'aste/negoziante si comporta male? Non compro più da lei/lui. Fidati che se si fa così in tanti poi si svegliano ;)
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  28. Ecco altri esempi di bottoni, uno ricavato da un 6 kreuzer del 1848, una spilla e quello che io penso sia stato usato come cavatappi (5 cent 1861). Ciao Lanotte
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  29. Questa è la foto della moneta uscita dalla Summer Auction 2013 della Rauch. Tetra P205 Elio Rauch mio.jpg GRIECHISCHE MÜNZEN - MACEDONIA Könige von Makedonien Philippos III. (323-317) (D) Tetradrachme (17,25g), "Babylon" (Mesopotamia), ca. 323-317 v.Chr. Herakleskopf / Zeus Aëtophoros. Price P205, Müller P117. Im Rv. kleine Stelle leicht berieben. s.sch.-vzgl. Diametro 25-27 mm, peso 17,24 g in perfetto accordo con quello in didascalia. Apollonia La moneta è davvero bella Apollonia. Devo dire che sicuramente hai fatto bene ad aspettare, perché questa della Rauch mi è sembrata qualitativamente superiore. Tornando al mito di Helios e del dio Sole in generale, ho trovato qualcosa sul "Sol Invictus" il momento in cui, la devozione per il dio solare raggiunse nell'antichità probabilmente il massimo dei suoi fedeli ed esattamente durante l'Impero Romano, quando Helios e il dio Mitra si riunirono in un unica divinità. Gli imperatori lo videro infatti come un elemento di grande coesione all'interno dell'Impero e a questo si rivolsero nei momenti di crisi più grave, come fece Aureliano, l'Imperatore-soldato. Particolare interessante della festa del "Sol Invictus" è il fatto che la sua festa si celebrasse proprio nel giorno più sacro per il Cristianesimo, il 25 dicembre. Ecco quello che ho trovato su Wikipedia: Sol Invictus ("Sole invitto") o, per esteso, Deus Sol Invictus ("Dio Sole invitto") era un appellativo religioso usato per diverse divinità nel tardo Impero romano: Helios, El-Gabal, Mitra che finirono per essere assimilate, nel periodo della dinastia dei Severi, all'interno di un monoteismo "solare". Il culto del Sol Invictus ha origine in oriente. Ad esempio le celebrazioni del rito della nascita del Sole in Siria ed Egitto erano di grande solennità e prevedevano che i celebranti ritiratisi in appositi santuari ne uscissero a mezzanotte, annunciando che la Vergine aveva partorito il Sole, raffigurato come un infante. In particolare, è l'apologeta cristiano Epifanio di Salamina [4] a segnalare che in alcune città d'Arabia e d'Egitto i pagani celebravano una festa dedicata al trionfo della luce sulle tenebre, e incentrata sulla nascita del dio Aîon, generato dalla vergine Kore, con un evidentissimo rimando alla dottrina dell'eterno ritorno: si noti che nella tradizione cosmologica greca "Aîon" era uno degli aspetti del Tempo, inteso nella sua valenza di eterno presente; in greco, inoltre, "kore" è la parola che designa genericamente la "fanciulla" ossia il femminile nelle sue infinite potenzialità, e Kore è anche il nome con cui è nota la figura mitologica di Persefone. La testimonianza di Epifanio è confermata anche da Cosma di Gerusalemme[5], che ancora nel sec. VII d.C. menziona la celebrazione di analoghe cerimonie nella notte tra il 24 e il 25 dicembre. Il culto acquisì importanza a Roma per la prima volta con l'imperatore Eliogabalo (sebbene vi siano emissioni monetali antecedenti del Sole, almeno dell'epoca di Caracalla), che tentò prematuramente di imporre il culto di Elagabalus Sol Invictus, il Dio-Bolide solare della sua città natia, Emesa, in Siria. Eliogabalo fece costruire un tempio dedicato alla nuova divinità sul Palatino[7]. Con la morte violenta dell'imperatore nel 222 questo culto cessò di essere coltivato a Roma, anche se molti imperatori continuarono ad essere ritratti sulle monete con l'iconografia della corona radiata solare per quasi un secolo. Il Sol Invictus, inoltre, compare come divinità subordinata associata al culto di Mitra. Il termine Invictus compare anche riferito a Mitra stesso e al dio Marte nelle iscrizioni private dei dedicanti e dei devoti. Nel 272 Aureliano sconfisse la principale nemica dell'impero (riunificandolo), la Regina Zenobia del Regno di Palmira, grazie all'aiuto provvidenziale della città stato di Emesa (arrivato nel momento in cui le milizie romane si stavano sbandando). L'imperatore stesso dichiarò di aver avuto la visione del dio Sole di Emesa, che interveniva per rincuorare le truppe in difficoltà nel corso della battaglia decisiva[8]. In seguito, nel 274, Aureliano trasferì a Roma i sacerdoti del dio Sol Invictus e ufficializzò il culto solare di Emesa, edificando un tempio sulle pendici del Quirinale e creando un nuovo corpo di sacerdoti (pontifices solis invicti). Comunque, al di là dei motivi di gratitudine personale, l'adozione del culto del Sol Invictus fu vista da Aureliano come un forte elemento di coesione dato che, in varie forme, il culto del Sole era presente in tutte le regioni dell'impero. Anche molte divinità greco-romane, come Giove e Apollo, erano identificate con il sole. Inoltre, come riferisce Tertulliano, molti credevano che anche i cristiani adorassero il sole. Sebbene il Sol Invictus di Aureliano non sia ufficialmente identificato con Mitra, richiama molte caratteristiche del mitraismo, compresa l'iconografia del dio rappresentato come un giovane senza barba. Aureliano consacrò il tempio del Sol Invictus verso la fine del 274[9], ipoteticamente il 25 dicembre, una festa chiamata Dies Natalis Solis Invicti, "Giorno di nascita del Sole Invitto", facendo del dio-sole la principale divinità del suo impero ed indossando egli stesso una corona a raggi. La festa del Dies Natalis Solis Invicti divenne via via sempre più importante in quanto si innestava, concludendola, sulla festa romana più antica, i Saturnali. La celebrazione del Sole Invitto proprio il 25 dicembre è testimoniata nel Cronografo del 354 insieme alla testimonianza del Natale cristiano. La prima testimonianza della celebrazione del Natale cristiano successiva al Cronografo del 354 risale al 380 grazie ai sermoni di san Gregorio di Nissa. La festa del Natale di Cristo, infatti, non è riportata nei più antichi calendari delle festività cristiane e anche in seguito veniva celebrata in date estremamente differenti tra loro. Durante il regno di Licinio la celebrazione del Sol Invictus si svolse il 19 dicembre, data forse più prossima al solstizio astronomico nel calendario allora in vigore.[10][11].La festa, inoltre, del Sole Invitto era celebrata anche in altre date. Anche l'imperatore Costantino sarebbe stato un cultore del Dio Sole, in qualità di Pontifex Maximus dei romani. Egli, infatti, raffigurò il Sol Invictus sulla sua monetazione ufficiale, con l'iscrizione SOLI INVICTO COMITI, "Al compagno Sole Invitto", definendo quindi il dio come un compagno dell'imperatore.[13] Con un decreto del 7 marzo 321 Costantino stabilì che il primo giorno della settimana (il giorno del Sole, Dies Solis) doveva essere dedicato al riposo.Dopo aver abbracciato la fede cristiana, nel 330 l'imperatore ufficializzò per la prima volta il festeggiamento cristiano della natività di Gesù, che con un decreto fu fatta coincidere con la festività pagana della nascita di Sol Invictus. Il "Natale Invitto" divenne il "Natale" Cristiano (v. sotto, Sol Invictus ed il Cristianesimo).[14] Verso la metà del IV secolo papa Giulio I ufficializzò la data del Natale da parte della Chiesa cattolica, come riferito da Giovanni Crisostomo nel 390.
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  30. Buona giornata a te @@Cesare Augusto , tornando al nostro Arminio , chiamarlo traditore o individuo ingannevole penso siano i termini giusti ed equivalenti ; a parte la mancanza di esperienza militare imputabile a Quintilio Varo , ma non era compito affidato da Augusto a Varo conquistare la Germania , bensi di istaurare contatti diplomatici "forzati" di cui Varo aveva gia' dato prova in altre occasioni di possedere queste capacita' diplomatiche , "forzati" nel senso che , portando al seguito tre legioni perfettamente equipaggiate in pieno territorio germanico , la diplomazia sarebbe stata supportata psicologicamente da tale forza persuasiva . In quanto ad Arminio occorre ricordare che in precedenza dei fatti esposti , aveva militato nell' esercito romano per diversi anni con i suoi Cherusci , dopo di che per i suoi meriti militari ottenne come premio la cittadinanza romana , divenendo , come cittadino romano , all' epoca di Varo anche ufficiale di Legione , ma quello che non fece mai dubitare dei consigli militari di Arminio , da parte di Varo , fu il fatto che Arminio a tutti gli effetti era ormai cittadino romano e mai avrebbe dubitato dei suoi consigli , tanto da non ascoltare neanche la voce di Segeste suocero di Arminio , un altro capo dei Cherusci , che lo avvisava dell' inganno in atto da parte di Arminio contro di lui e dell' esercito ..........se non fu tradimento questo .
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  31. Alcune osservazioni: non so perché si parli di "acetato". L'acetato di cellulosa, se mai esistessero bustine, è un composto che può liberare ac. acetico quindi non molto indicato per la conservazione dei metalli. Le bustine commerciali in cellophane, sono in idrato di cellulosa. Il costo è contenuto e si possono ritrovare nei principali convegni (oltre che presso le ditte specializzate). Nella mia esperienza la moneta non si ossida anche in numerosi anni (per formare patina l'argento deve essere tirato fuori): però gradirei un confronto con altri utenti, per esempio di Napoli e dintorni dove l'aria sulfurea provoca un'ossidazione accelerata dell'argento. Esistono buste in carta che risultano ottime per ... favorire la formazione di patina delle monete d'argento (esperienza indiretta). Ricordo che il brutto colore verde delle monete nelle bustine in plastica è dovuto all'ossidazione da PVC (composto contenente cloro) che tuttavia non dovrebbe più essere presente nel materiale in commercio, ma solo in quello di parecchi anni or sono.
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  32. Minuto dei Dogi Biennali .... La sigla dovrebbe essere IV (1582-1602) ... Interessante la V che sembrerebbe fatta utilizzando la A al contrario :) ... Ciao Matteo Inviato dal mio iPhone utilizzando Lamoneta.it Forum
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  33. Aggiungo in fine (è una mia considerazione)..... spesso leggo nelle descrizioni dei pezzi firmati "lavoro non firmato di..", sarebbe forse utile considerare che i maestri firmanti, probabilmente avevano i loro allievi che riproducevano quanto creato dal maestro, nel senso, è più facile copiare che creare (e siccome gli incisori probabilmente avevano età differenti, potrei anche pensare che alcuni celebri siano allievi di altri più celebri). Detto questo, forse come avviene in altri campi dell'arte si potrebbe iniziare a riportare nelle descrizioni dei pezzi "della scuola di ...". Non mi spiegherei altrimenti la puntigliosità di firmare certi conii e non altri molto simili tra loro.... skuby
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  34. Non la trovi sul catalogo di lamoneta, perché sono arrivato fino a Galba...e per arrivare ad Antonino Pio mi occorrerebbero comunque un paio d'anni, considerando che al momento sono fermo...... Comunque riprenderò presto con i Flavi.
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  35. Taglio: 2 Cent Nazione: San Marino Anno: 2004 Tiratura: 1.395.000 Condizioni: bb+ Città: Trieste Note: mancante :yahoo:
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  36. APPLAUSI !!! EMOZIONI !!! Se prima il Brasile non mi era simpatico, adesso sarei ben felice di vedere il 12 luglio David Luiz alzare la coppa . Questo è il calcio . Questo è un uomo prima che un'atleta. E non è la prima volta che ci regala queste perle ( vedasi anche il bambino in allenamento, anzi con più bambini l'ha fatto ).. Poteva andarsene sotto la curva festante, ha asciugato le lacrime di un ragazzo che aveva visto il sogno di un'intera nazione sbriciolarsi , un piccolo gesto, che però va sottolineato, non solo le cose brutte vanno sottolineate. Il calcio è anche questo, soprattutto questo..
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  37. I commenti ci stanno, anche perché il forum è condivisione personale e non solo fredda sciorinatura di monete più o meno belle. Buona l'idea della divisione per anno, però salverei il file riassuntivo attualmente in uso.
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  38. Ciao Gianfranco @gpiccini , apprezzo molto il tuo post e la linea datagli sull'analisi iconografica. Complimenti per le osservazioni, interessante la tua analisi sul simbolismo numismatico in base alle epoche e al loro riutilizzo, sarebbe bello interagire tra noi prendendo in esame le stesse tematiche iconografiche per Napoli presenti nei nominali in rame a confronto con quelle utilizzate per l'argento e l'oro. Tanto per fare qualche esempio: nel periodo vicereale dei tre Filippo (1554-1665) troviamo nei nominali in oro, e molti in argento lo stemma, su molti nominali in argento troviamo poi diverse raffigurazioni accompagnate da motti propagandistici o provocatori che in pompa magna trasmettono messaggi legati spesso alla figura del sovrano, al suo governo, alla sua fede cattolica, eccetera, cito ad esempio; DEFENSOR FIDEI, EGO IN FIDE, OMNES AB IPSO, QUOD VIS, IN HOC SIGNO VINCES, eccetera). Discorso molto più complesso è ad esempio quello per il rame, qui i messaggi in molte di esse sono davvero benaugurali e spesso sfociano in veri e propri sberleffi per il loro palese riferimento all'abbondanza e alla ricchezza del popolo minuto ......... cosa non vera se consideriamo le condizioni miserevoli di gran parte del popolo tassato fino all'impossibile. Qui lascio la parola ad altri utenti, loro certamente si divertiranno nello scovare immagini di monete napoletane di rame del periodo in oggetto. Ogni motto latino nasconde spesso significati che vanno al di là della numismatica e spesso passati inosservati sotto le mani del popolo di allora, l'epoca di Filippo III era molto enigmatica, specialmente tra il 1616 e il 1620 .............. non dimentichiamoci che in questo periodo ci fu il celebre vicere duca di Ossuna ..................
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  39. mmmm! Tieni presente che qui si deve esprimere un giudizio sulla base di un'immagine, senza conoscere la storia e la progressione della moneta e la reale corrspondenza fra immagine e realtà.....per cui il beneficio d'inventario è d'obbligo. La moneta a me appare come già pulita e anche sigillata con protettivo esterno. Le due macchie azzurre insistono su due depressioni della superficie ed hanno un aspetto molto sospetto. Temo si tratti del classico caso di reinnesco dei processi autocalitci tipici del cancro del bronzo. Solo tu puoi però valutarne la reale progressione ma nel caso si tratti di un'evoluzione apprezzabile nel breve periodo temo che un pronto intervento, secondo le modalità già più volte illustrate, sia d'obbligo. ciao Mario
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  40. La cornucòpia, letteralmente "corno dell'abbondanza", (dal latino cornu, "corno" e copia, "abbondanza"), è un simbolo mitologico di cibo e abbondanza. Secondo la mitologia greca è il corno perduto dal fiume Acheloo nella lotta con Ercole per Deianira e riempito dalle Naiadi di fiori e di frutta, come simbolo dell'abbondanza, alludendo con ciò alla fertilità della valle dove scorreva l'Acheloo e all'imbrigliamento del fiume stesso per opera di qualche principe velato sotto il nome del semidio. In forma di corno traboccante frutta e fiori, è spesso presente nei dipinti in braccio alla figura simbolica dell'abbondanza. Tratto da Wikipedia. Simbolo della fertilità: è raffigurato da un corno, che in origine era quello della capra Amaltea, nutrice di Giove, colmo di frutti e circondato d’erbe e fiori; era attributo di molti dei e dee ritenuti dispensatori dei beni della terra necessarî alla vita umana. La leggenda voleva che essendosi spezzato uno dei corni della capra Amaltea che nutriva il piccolo Giove, il corno fosse riempito di frutti, circondato di fronde, e donato da Giove alle ninfe. Un'altra leggenda voleva che Ercole, vinto Acheloo, gli strappasse uno dei corni e lo consacrasse ugualmente alle ninfe. È probabile che nel corno di abbondanza si debba vedere solo una trasformazione del corno di animale, di cui in antico ci si serviva come di vaso da bere. Spontanea doveva nascere l'idea di accoppiare il corno da bere coi frutti, a significare quello che in un'umanità primitiva doveva bastare per il benessere della vita. Ed è naturale che l'emblema divenisse specialmente l'attributo degli dei che dispensano i beni terreni. Il corno di abbondanza appare raramente quale attributo di Giove e di Ercole; più spesso appare nelle figurazioni di Ade (Plutone) e di Dioniso; anche Satiri e Menadi, Sileno e il dio Pane ne sono talora forniti. In età posteriore la figurazione del corno d'abbondanza diviene via via più frequente. Da Alessandria, dove la dinastia dei Lagidi lo ebbe in particolare onore, l'emblema trovò larga diffusione in Grecia, in Italia e a Roma, specie sulle monete. Per i Romani, di cui è noto lo spirito realistico, esso acquistò un'importanza di primo piano, e rimase non solo l'attributo dei fiumi, ma si accompagnò con la figurazione di ogni divinità allegorica cui si attribuisse un senso o un augurio di prosperità, di fertilità e anche di felicità pubblica. Quindi la Fortuna, la Vittoria, la Pietà, la Concordia, l'Annona, la Felicità, l'Abbondanza, l'Onore, il Genio del Popolo romano lo ebbero come emblema, particolarmente sulle monete imperiali. E assai note e frequenti sono le figurazioni plastiche analoghe, specie del Genio di Augusto, del Genio del Popolo romano, delle Provincie, e infine della Fortuna, divinità di ben maggiore importanza a Roma che in Grecia. Per tali concetti è naturale che anche divinità maggiori, come Cerere, Giunone, Cibele, Hestia (e i suoi seguaci, gli dei Lari), siano figurate col cornucopia, che appare variamente ornato e striato, e decorato di nastri. Alla bocca del corno sono per lo più mele, melograni e una focaccia piramidale di farina e miele. Dalla Treccani La prima moneta del regno di Napoli ad averla incisa (peraltro Doppie) è il Doppio Sestino di Federico III d'Aragona (1496 - 1501) classificato al n. 9 del PR e al n. 108 del MIR
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  41. Tanto perché vediate che nel ripostiglio non ci stanno solamente nummetti a limite della leggibilità... guardate che bello questo Guntamundo e come è particolare la ghirlanda al dritto, che paiono due rami di palma nella parte bassa, che poi in alto proseguono con foglioline piccole.
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  42. Oltre che ringraziarmi dovrete anche, tu e gli altri, sopportarmi ancora per un po' non ho mica finito, nel mio post lo avevo detto che incominciavo dal principio. Però non vorrei andare troppo OT, parlare una o due volte di cartamoneta può ancora andar bene, ma in fondo siamo nella sezione dedicata alle Zecche Italiane, quindi dopo questo intervento, prima di procedere oltre, anch'io mi fermo per un po'. Dalla Cina all'Europa il passo è...lungo. Da quando Marco Polo racconta della cartamoneta cinese, passano quasi quattro secoli prima che anche in Europa si arrivi ad adottare qualcosa del genere. Il primo paese a farlo è la Svezia, nel 1661, e naturalmente da subito iniziano le falsificazioni. E quando il Banco di Stoccolma entra in crisi, sarà il suo fondatore, Johan Palmstruch, ad essere accusato di aver messo in circolazione diversi biglietti falsificati. Alla Svezia seguì la Gran Bretagna, e da lì ci arriva la triste storia d'amore di William Waugham. Ce la racconta Gemino Mutti ne Il falso nella cartamoneta: "Vale la pena di eternare la storia del tappezziere William Waugham che, innamoratissimo di una ragazza restia al matrimonio per la pochezza economica del modesto spasimante, tentò di tutto per farsi credere benestante dalla bella riottosa e, nel 1758, falsificò banconote da 20 sterline della Banca d'Inghilterra. Forte di un pacchetto di tali banconote, le sfoggiò alla ragazza, che trovò il giovane improvvisamente meritevole di essere ricambiato Scoperto, il tappezziere venne sottoposto a processo e condannato, come prescriveva la legge, alla pena del capestro. Il povero giovane ebbe così a perdere due volte la testa per la sua ragazza." petronius
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  43. Per l'importo minimo non saprei dirti, nel caso ti consiglierei di telefonare per avere delucidazioni
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  44. Estimate: 45'000 CHF | Starting price: 36'000 CHF Price realized: 60'000 CHF Mi pare che ci siano 59'950 CHF di troppo. Inviato dal mio iPhone utilizzando Lamoneta.it Forum
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  45. Facciamo un salto temporale sempre col Finetti e .....: " A questo proposito sono da ricordare i quattro coni di falsari usati per battere i testoni di Francesco Maria Sforza e i marcelli di Pietro Mocenigo rinvenuti nel 1907 in un foro praticato nel muro della navata destra della Chiesa di Piona ( Como ), che nella seconda metà del XIV secolo si trovava probabilmente in stato di abbandono. La Soprintendenza archeologica di Bologna ha rinvenuto nel castello di Monte Battaglia, in un contesto stratigrafico relativo ad una fase di abbandono della fortificazione, diversi quattrini pesaresi falsi di Costanzo e Giovanni Sforza assieme a tondelli, lastrine di rame con i segni dei distacchi e crogiuoli con scorie di rame ; tutti i residui evidentemente di una zecca clandestina ivi impiantata nella prima metà del XVI secolo." Tutto questo che dice il Finetti è estremamente interessante perché mette in risalto un altro aspetto, cioè che i falsi spesso venivano coniati abbastanza lontano dalle città alle quali si riferivano. Questo comportava,che se i falsari fossero stati scoperti, forse avrebbero avuto una maggiore clemenza da parte della giustizia anche perché la contraffazione non riguardava la moneta locale. Quante storie.....quante osservazioni ne potrebbero ancora uscire.....anche se le carte sul tavolo incominciano ad esserci.....
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  46. Banconote e non solo. Poi cè anche da dire che, dove c'è gusto non c'è perdenza.
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  47. @@Sassa86 se non è fds lasciala dov'è , consiglio personale :)
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  48. @Erdrückt Ciao! Sono appassionato all' astronomia, mi piace guardare stelle e pianeti con il telescopio e fotografarli! Un' altra mia grande passione e la cucina! Specialmente mangiare ;)
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  49. @@Mattia1994 La ruggine ha sollevato lo strato di rame, non è un difetto di conio.
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  50. Lieto che l'abbia presa tu. E' rimasta, per così dire, in famiglia. Ultimamente ho tenuto più d'occhio Pavia e la Versilia. Ciao G.
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